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Curiosità da social network

Qualcosa da dire, ma soprattutto da fare

Mi lamento di questa società, mi lamento di come si comportano le persone, mi lamento…
Come tanti altri, come tutti di questi tempi.
E dove siamo arrivati con le nostre lamentele?
Da nessuna parte, anzi, in un posto molto peggiore di quello dove eravamo prima.
Quando cado in questi dilemmi mi aiuta pensare a uomini e donne che si sono distinti per i loro pensieri, che sono stati un faro per gli altri esseri umani.

Dante poneva nell’anti inferno coloro che durante la vita non avevano mai agito né nel bene né nel male e non avevano mai osato avere una idea propria, ma si erano limitati ad adeguarsi sempre a quella del più forte.
Non li giudicava degni né del paradiso e tantomeno dell’inferno.

Stiamo diventando una società di ignavi, chiudiamo gli occhi, giriamo lo sguardo, infiliamo la testa nella sabbia e il cotone nelle orecchie.

Non ci sto.
No.
Non posso, non voglio e non devo.

D’ora in poi agirò, magari sarà poco, una singola goccia nel mare.
Ma anche gli oceani sono fatti di gocce.
Questa è la mia prima… e sono felice, perché so di aver fatto la cosa giusta.

Che dite, vi unite a me? Proviamo insieme a invertire la rotta?
Non è mai troppo tardi e non importa quanto piccolo sarà il passo, ma sarà comunque il primo passo.

Buona vita

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3 amici a cena – sesta puntata – La Vecchia Varese

Questa sera decido io…
c’è un locale cui sono molto affezionata, che mi ricorda serate passate a chiacchierare e ridere, un locale che, nonostante il trascorrere del tempo, i cambi di mode e gestioni, ha resistito, si è evoluto, ma è rimasto sempre:

La Vecchia Varese.

In fondo a Via Ravasi, in mezzo a case antiche, quasi alla fine della strada, sulla sinistra, c’è un ingresso di vetro e legno e una lanterna.
Tale e quale a più di trent’anni fa.
So già cosa mi aspetta quando entro qui, so che sarò accolta con calore e avvolta da un’energia allegra e positiva, di quelle che ti fanno sorridere anche senza una ragione.
Mi accoglie Gian Battista Prevosti, il proprietario, l’uomo dagli occhi azzurri.

È felice, dietro il bancone saluta tutti quelli che entrano come fossero vecchi amici, ma forse sono vecchi amici, perché quando si entra qui si fa parte di una famiglia, la famiglia della Vecchia.

Ci raggiunge anche Daniela,

sua moglie, una donna che non concepisce il pessimismo, probabilmente non conosce nemmeno il significato della parola, il suo sorriso è la luce più luminosa del locale. Forse solo sua figlia Maddalena può competere con lei.
Sì, perché all’idea di mamma e papà, si sono associate quelle dei figli, Maddalena e Mattia. Da lui sono partite le serate musicali.

Fonti attendibili sostengono che la domenica sera alla Vecchia Varese si folleggi e, in una città come questa, e non me ne si voglia, dove è quasi impossibile folleggiare, questo ha del magico.

Ma forse è magico che persone con passati lavorativi in tutt’altri settori decidano di cambiare la propria vita e diventare ristoratori di successo. Lo dico a entrambi, loro ridono e rispondono:
Ma il merito è tutto di Giorgio!
Giorgio Nascimbene, lo chef, e mia vecchia conoscenza.
Finalmente arrivano Nicholas Vagliviello e Marco Apicella.
Per inciso, quella in ritardo di norma sono io, ma tra chiacchiere e aperitivo quasi non mi sono accorta che i ragazzi hanno sforato l’orario.
Ci accomodiamo al nostro tavolo e ovviamente mi chiedono:
Raffa, raccontaci come era la vecchia ai tuoi tempi.
Mi risulta un po’ difficile parlare perché sto guardando il menu e mi è venuta un’acquolina in bocca che non agevola la conversazione. Ordiniamo e mi faccio portar via dei ricordi.
Quando ero una ragazza La Vecchia Varese era gestita da Buz (chi non ricorda i suoi tacconi all’indiana?) e Daniele (e il rum di commiato?)
Sono cambiati i colori del muri, il pavimento e l’arredamento, ma lo spirito della Vecchia Varese è rimasto immutato.
Qui si è sempre venuti per bere un caffè, farsi una birra con gli amici, oppure cenare, ma sempre e comunque per incontrare qualcuno che si conosceva e per fare quattro chiacchiere, a volte fino a notte fonda.
Tecnicamente è un ristorante, in pratica è un vero e proprio luogo di ritrovo e relax.
Arrivano le nostre portate.
Marco ha preso un fagottino di sfoglia con Toma piemontese e miele,
io degli strozzapreti cacio e pepe e tartufo,
Nicholas spera nella nostra benevolenza.
Non c’è che dire, Giorgio gestisce bene la sua cucina.
Ci ha zittiti tutti e tre, mangiamo e annuiamo, è buono, tutto molto buono.
Durante la pausa Daniela viene a farci compagnia, ci racconta che hanno due menù, uno alla carta che cambia tutti i mesi, e uno, il menù B (il birreria), dove c’è la lista degli hamburger, solo che qui non si chiamano hamburger, che è molto americano, si chiamano svizzere come le chiamavano le nostre mamme.
E ognuno si fa la svizzera ?? che vuole, perché i vari ingredienti si scelgono al momento. Unica precauzione, ci avverte Daniela: non chiedete un’accozzaglia di salse stile USA ??, lo chef potrebbe risentirsi.
Ridiamo alla battuta e ci servono i secondi.
Io ho preso un’orecchia d’elefante ?, i miei soci due svizzere ?, anzi, due svizzerone visto le dimensioni.
Non possiamo che ribadire il nostro giudizio, è tutto ottimo, ben cucinato e con ingredienti di qualità.
Mi dispiace ammettere che non siamo riusciti ad assaggiare i dolci, però so con certezza che lo chef Giorgio rivisita le torte tradizionali con il suo tocco particolare, memorabile la sua crostata di mirtilli con nocciole tritate nell’impasto.
Dobbiamo alzarci, due passi sono d’obbligo dopo cotanta cena.
Ed ecco la novità.
La Vecchia Varese ora ha anche uno spazio all’aperto, una bellissima veranda coperta, rigogliosa di fiori e piante, pare di stare sul terrazzo di una casa privata, non certo in un ristorante.
E qui che ci raggiungono Daniela, Gian Battista e Giorgio.


Rammentano la loro storia di soci, iniziata al ristorante da Vittorio, e la ricordo anch’io, perché Le Curiose hanno debuttato con Il risotto in giallo proprio da loro.
Già a quei tempi, all’inizio della loro carriera nella ristorazione, si percepiva che avrebbero creato il locale giusto per loro, dove l’energia, l’ottimismo e la positività che li contraddistingue sarebbero trasudate dai muri.

È un piacere venire a cena a La Vecchia Varese, è un piacere anche solo berci un caffè, se non lo avete mai fatto questo è il momento giusto.

E se la musica dal vivo è la vostra passione… ci vediamo domenica sera, ovviamente a La Vecchia Varese.

Il video della serata arriverà a brevissimo... stay tuned on:

3 Amici A Cena
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3 amici a cena – quinta puntata – la botte

Questa sera non ci sono dubbi, abbiamo già deciso e andiamo diretti sull’obiettivo:

La Botte.


Nicholas Vagliviello e Marco Apicella, i miei compagni di ventura, molto più giovani di me ?, come arriviamo vogliono sapere com’era il locale ai tempi della mia gioventù.

Ebbene, La Botte è stato rammodernato e rinfrescato, ma ha conservato quell’ospitalità e quello stile di pub nostrano.
Il proprietario, Livio Giacoponello, ci accoglie all’ingresso.
È un uomo molto cordiale, ma è preoccupato.
– Non sono abituato a parlare davanti alla telecamera, dice come per scusarsi.
Rispondo io che sono l’addetta alle interviste:
– Non ho mai messo a disagio nessuno e non credo che inizierò questa stasera con te.
Ora, rispetto ai miei tempi, La Botte ha spazi più ampi.
Ci sono due sale al pianterreno, la prima con tavoli di legno e mattoni a vista, la seconda più moderna, dove nel 2007 è stata inaugurata la pizzeria. Al piano di sopra un altro locale, dove Livio ha messo quadri e poster da cui non è riuscito a separarsi durante i diversi ampliamenti.
Ci accomodiamo a un tavolo e guardiamo il menu.

Oltre pizze e panini, troviamo anche tagli di carne particolare. E birre, per ogni gusto e tipo, ma questa è una tradizione.
Con buona pace di vegani e vegetariani, prendiamo una tagliata di Angus, un tris di carni e un entrecôte.
Il servizio è ottimo, veloci e gentili, la ragazza che ci serve, per la gioia dei maschietti, e anche molto, molto carina. ?

Prima arrivano due salsine, a base di peperoni, pomodori ?, peperoncini ?, cipolle, cipollotti ed olio.
Buonissime, sempre che non siate al primo appuntamento galante, nel qual caso assicuratevi che la vostra/o compagna/o almeno le assaggi. Altrimenti tenetevi delle mentine in tasca. Comunque, le suddette salsine, rigorosamente fatte in casa, sono molto gustose.
Mentre attendiamo, ci portano una margherita ?, così per assaggiare. Finisce divorata in meno di due minuti. Ottima, leggera e croccante e con un segreto:
l’impasto è fatto lievitare per quasi 48 ore.
Marco, lo chef, sostiene che la cucina necessita di tempo e pazienza e ha ragione.
Arriva la carne: una delizia per gli occhi e per il palato.

Livio si avvicina e ci spiega.
Servono solo carne italiana, ad eccezione dell’Angus, però usano tagli particolari, che in altre parti del mondo grigliano, ma non in Italia.
Picanha, taglio brasiliano (detta così sembrerebbe un taglio di capelli in voga a Copa Cabana) che corrisponde, più o meno, al codone italiano.
Entrana, taglio argentino (in voga tra i tangueros ? ?a Buenos Aires ?) vicino allo sterno.
Comunque sia, da qualunque parte arrivino, questi tagli di carne sono ottimi, per qualità e per come sono cucinati. Alla Botte usano pietra lavica per grigliare e il sapore ne guadagna.
Nell’intervallo tra carne e dolce, facciamo un tuffo nel passato.
Sì, perché La Botte, è sempre stata, fin dalla sua apertura, il locale dove i giocatori di basket andavano a mangiare qualcosa (e molto spesso a festeggiare ?) dopo la partita.
E anche questa sera c’è una stella della pallacanestro?. Cecco Vescovi, noto cestista e ora allenatore (cliccate qui per una sua biografia) e ovviamente, anche a lui qualche domandina la faccio.
Scopro che è un fedelissimo della Botte, fin da quando giocava nella Emerson, e anche ora che invece allena la Robur et Fides.
Fortuna che indosso i tacchi ?,  altrimenti vicino a lui mi toccava la parte di uno dei sette nani.

Dopo lo sport, giustamente, arriva il dolce ?.
I dolci ? ??.
Crostata ai mirtilli, tiramisù e una crema spolverizzata con le mandorle, tutte e tre preparate da Livio, che è un gran pasticciere, parola di golosona.
Gli facciamo i complimenti, per altro tutti meritatissimi, e lui si siede con noi.

Livio chiacchiera con piacere, ci racconta che alla Botte si sono fidanzati ? in tanti. Tuttora arriva qualcuno che gli dice:
sai che ho conosciuto qui mia moglie?
Ed è stato anche testimone di proposte di matrimonio ?, con tanto di dichiarazione in ginocchio e partecipazione dei clienti.

Sorridiamo a questa pennellata rosa e siamo felici,
perché certe cose non succedono solo nei film.

Nicholas approfitta del fatto che Livio è rilassato e riprende l’intervista.
Lui ci racconta che la sua avventura con La Botte è iniziata da ragazzo, quando ancora studente veniva a lavorare dall’ex proprietario per guadagnare qualche soldino. Nel 1992 l’ha comprata e da allora è sempre stato qui, ad accogliere i clienti con un sorriso sulle labbra e con quel suo modo di fare gentile. Ne è passata di gente nel suo locale, tanti sono tornati e molti sono clienti abituali.
Insomma, serata piacevolissima, cucina ottima e servizio rapido e gentile. E a breve…. Sorpresa!
La Botte diventerà una griglieria vera e propria… ma resterà sempre un locale dove mangiare bene in un ambiente che sa di amici, di sport e famiglia.

Il video della serata arriverà a brevissimo… stay tuned on

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3 amici a cena – Quarta puntata – Il Golden Egg

Dove andiamo a cena?

Io ho voglia di un’insalata, Nicholas Vagliviello Fotografo ha voglia di qualcosa di stuzzicante e Marco Apicella Chef non sa decidersi.

Rimane una sola via percorribile, l’unica che mette, ha messo e metterà tutti d’accordo:

Il Golden Egg.

Un altro locale storico di Varese un altro pezzo di storia della città. Nasce quarantuno anni fa, lì dove è adesso, di fronte al Coin, un spazio di pochi metri quadrati che ha sfornato migliaia, ma forse anche milioni, di panini e ha sfamato generazioni di giovani e meno giovani cittadini.

Se dico Palmito vi viene in mentre qualcosa??

In menù ci sono una ventina di panini che, scommetto, almeno una volta nella vita avete assaggiato.
Se non lo avete ancora fatto, ogni momento è quello giusto.
Il Golden Egg è rimasto lo stesso di quando, da ragazzina, ci venivo con mia madre per un panino dopo il film. E poi più grande con il fidanzato e poi con mio marito e ora anche con mio figlio.
È bello entrare in un locale e avere la sensazione di essere finiti in un buco temporale, dove tutto è congelato in un’attimo di golosità.
Fulvione Solari un uomo che sprizza simpatia, nonché uno dei due proprietari, ci racconta la storia del locale.

Dal 1976, anno dell’apertura, al 1985, il locale ha cambiato di mano un paio di volte, fino a lui e al suo socio che ne vanno, a gran ragione, orgogliosissimi.
Da oltre trent’anni usano salumi, salse e paté di prima qualità e pane sfornato appositamente per loro da un panettiere.
Che dire? Vediamoci al Golden Egg ?

Ps
Unica nota negativa, per altro trasformata da Fulvione in una gran risata, mi sono fatta cadere la salsa sulle scarpe di camoscio nuovissime ?… so che le donne mi comprenderanno.

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3 amici a cena – Terza Puntata – Milano Street Food

Siamo già a Milano, non riusciamo a tornare a Varese.
Decisione: andiamo a cena qui.
Le scelte offerte dalla metropoli sono infinite ma noi, dopo un giorno chiusi nei padiglioni della fiera TUTTO FOOD, avevamo voglia di aria aperta e quindi…
Street food.

Zona Porta Garibaldi – Prima Tappa – Mimì Gourmet conosciuto anche come Gourmet
Ora, non so per quale strano meccanismo, ma chiosco mi fa pensare a quello delle edicole. Dopo cena scopro che non mi sono sbagliata di molto, perché Giulio, il proprietario da settembre 2016, ci racconta che prima di essere un ristorante Gourmet da Street food, il chiosco era adibito alla vendita di funghi e tartufi, due ingredienti che ritroviamo nella sua cucina.


A cena con noi c’era Patrizia delle Curiose, avrebbe dovuto intervistarci, ma la serata è partita frizzante e si è conclusa spumeggiante e, tempo per l’intervista, non ce ne stato. Troppo impegnati a mangiare bene e a divertirci.


Ma torniamo a Mimi, ognuno di noi ha preso un piatto diverso come nostra consuetudine.
Io ho scelto un hamburger di Fassona al tartufo… vi lascio solo immaginare quale bontà!
Lo chef ha assaggiato un carpaccio di tonno: eccellente è stato il suo commento.
Nicholas ha optato per un fritto di pescato del giorno e ha fatto uno sbaglio facendone assaggiare un po’ ad ognuno di noi che, per poco, glielo finivamo. Commento unanime: favoloso.
L’ospite, Patrizia Emilitri si è lanciata con un panzerotto al granchio. Si è rifiutata di farcelo assaggiare, ma ha garantito che era eccezionale.
Ricapitoliamo: attenzione alle materie prime, prezzi assolutamente competitivi, cibo cucinato egregiamente.
Bravo Giulio, promosso.
Soddisfatti e piuttosto allegri ci dirigiamo verso la seconda tappa della nostra serata.
Aria di San Daniele, un furgone attrezzato a gastronomia con vendita di solo prosciutto del consorzio di 31 produttori di del Friuli.
Il prosciutto è così buono da far resuscitare un morto e il formaggio che lo accompagna è alla sua altezza. Di più, il servizio al tavolo sotto le stelle del firmamento meriterebbe le stelle di Michelin.
Si mangia in piazza, seduti su sgabelli e tavolini realizzati con bancali di legno. Colonna sonora della serata una signora che canta per i fatti suoi e contribuisce all’allegria generale.


Difatti ci compriamo delle orecchie di pelo rosa da playboy con tanto di led luminosi. Se le indossa Anita Palladio, reporter di guerra, perché noi no?
Le ore passano e ci avviamo al termine della serata.
Ultima tappa: il dolce da California Bakery.


Se avete problemi con la glicemia non entrate, girate alla larga, ma se siete sani come pesci e anche un po’ golosi, questo è il posto giusto per voi.
Ogni tipo di torta americana dalla cheese cake alla apple pie, muffin, brownies, torte multi piano e multi gusto comprese, una gioia per gli occhi e anche per il palato. Per la linea… tornate al parcheggio di Lambrate a piedi.
Unica avvertenza, le fette regular non sono normali sono extra large, regolatevi in base a quanto può ancora contenere il vostro stomaco.
La serata si conclude felicemente, siamo allegri, satolli e non vediamo l’ora che arrivi mercoledì prossimo per un’altra puntata di

 

3 amici a cena

 

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