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Si parla di un po’ di tutto, conversazioni generali di vita comune

Io e i serpenti, non proprio quel che si dice una relazione di successo

La voglia di scrivere qualcosa riguardo ai serpenti, non proprio bestiole simpatiche, diciamolo pure, nasce dall’ultimo incontro ravvicinato capitato durante le ultime vacanze. Raccontandolo in famiglia, ho realizzato che nel corso della vita ho avuto parecchi incontri con i rettili, nessuno dei quali piacevole.

Sia ben chiaro che non li amo e francamente credo che non piacciano nemmeno a Dio, visto che li relega dalla parte del male. Solo il Buddha dimostra un certo benvolere nei confronti delle bestie striscianti. Ma forse lo fa per gratitudine verso quel gigantesco esemplare che, con il suo cappuccio aperto, lo protesse dalla pioggia battente mentre meditava.

Fossi stata al posto suo, sarei passata dalla meditazione alla morte.

La prima volta ero una ragazzina sui 10 o 12 anni e in compagnia di amici facevo una passeggiata per un bosco. Il sentiero era stretto e camminavamo in fila indiana, godendo della frescura in una giornata torrida. A un tratto qualcosa di lungo, nero e strisciante mi passò proprio davanti a piedi. Urlai con quanto fiato aveva in gola e inizia a saltare come fosse finita su un formicaio, reazione che, tra l’altro, ho tuttora.

La bestia si rivelò una biscia d’acqua, comunemente chiamata ratera dalle mie parti, perché mangia i ratti, altre deliziose creature. La biscia non è velenosa, e di certo è più terrorizzata lei di quanto sicuramente lo sia io, quindi non è la paura di morire avvelenata, ma è proprio il terrore del rettile in sé e per sé.

Qualche anno dopo, in Thailandia, mi portarono in un serpentario. Ora, vi chiederete, ma una che perde il senno alla sola vista di una biscia deve andare in un serpentario?

No, adesso non ci andrei nemmeno se mi pagassero fior di euro sull’unghia, ma allora non avevo alcun potere, inoltre ero la più piccola della compagnia e si sa che i più piccoli devono sempre accompagnare gli zii quando tutti gli altri non ne hanno voglia. Così, io e mio zio entrammo nel serpentario. Per prima cosa cercarono di mettermi un pitone intorno al collo, ma non ci sarebbe riuscito nemmeno Michael Bolton in una delle sue giornate migliori. Dopo la visita (io camminavo con le mani ai lati degli occhi per non vedere nulla), ci fecero accomodare nel piccolo anfiteatro fatto di pali, fronde di palma e scalinate di cemento, dove ci avrebbero raccontato e mostrato tutto sui serpenti.

Potete immaginarvi la mia gioia!

E non si sarebbe trattato di semplici bisce, ma di pitoni, vipere e soprattutto cobra reali. Bestiacce che raggiungono con facilità i 2 metri di lunghezza, il cui morso, ça va sans dire, è letale. Per onor di cronaca esiste anche un cobra sputatore, che invece di mordere vi sputa veleno da tre metri di distanza. Schifoso, repellente e maleducato pure.

Ebbene, lo spettacolo iniziò con una lotta che avrebbe deliziato Rudyard Kipling, mangusta vs cobra. Da allora ho sempre desiderato avere uno dei quegli esserini pelosi. In meno di cinque minuti, un cobra scuro, quasi marrone, cappuccio aperto e fauci spalancate, che scattava a una velocità impensabile, era diventato il pasto della mangusta. Morto e stecchito con i canini infilati nel collo.

Lo show serpentifero proseguì con l’ingresso di un ragazzetto con un altro cobra di un paio di metri attorcigliato sul braccio. Prima ci avevano spiegato che il veleno era già stato tolto dalle zanne, ciò nonostante un cobra rimane sempre un cobra. Soprattutto quando, stuzzicato dal ragazzo, si sollevò e aprì il famoso cappuccio.

Il suo padrone, non ancora contento, lo prese per la coda e lo lanciò verso il punto dove ero seduta. Tre balzi che avrebbero umiliato qualsiasi atleta olimpico e raggiunsi i posti più in alto dell’anfiteatro. Non mi buttai fuori dall’altra parte solo perché era un salto di tre o quattro metri. I due attori sul palco, il cobra e il suo domatore, non ricevettero nemmeno l’ombra di un’occhiata, tutta l’attenzione era su di me che saltellavo e strillavo come una gallina in un pollaio attaccato da una volpe.

E ne avrei decine di altre da raccontarvi, come quella di Lapo che con un pitone intorno al collo (lui non ne ha né paura né schifo) mi rincorse per un villaggio di Zanzibar urlando:

– Mamma, accarezzalo, è morbidissimo.

Oppure di quella sulla Piazza Jamaa el Fna a Marrakech.


Premetto che di giorno gli incantatori di serpenti mi mandavano in fibrillazione, ma il mio paziente marito riusciva in qualche modo a tenermi a bada, ma non quella sera, quando scappai urlando. Fuggivo da un venditore di oggetti di legno che mi rincorreva per scusarsi della crisi isterica che mi aveva provocato mostrandomi la sua mercanzia, nello specifico un serpente sinuoso come quelli veri. Per farsi perdonare, il poveretto voleva regalarmi proprio quel serpente che mi aveva tanto terrorizzato e lo sventolava con il braccio teso davanti a sé.

L’ultimo incontro è stato qualche giorno fa, a Ischia.

Io e mia madre ci avviavamo all’uscita del parco termale, un viale delimitato da grandi aiuole di piante e fiori. Con la coda dell’occhio ho intuito un movimento rapido. Mi sono girata giusto in tempo per vedere una biscia scendere da un’aiuola, salire su un altra e sparire nella vegetazione.

Modalità panico: ON.

Saltellavo qua e là gridando, agitavo le mani e mimavo la lunghezza del rettile, biascicando parole con un’espressione schifata in faccia.

Mia madre mi ha guardata con un misto tra la pena e la pietà.

– Non ti senti bene?

– No, no, sto benissimo una biscia, lunga così, giù di qui, su di là, che schifo! Mamma, lunga così!

L’ho mollata su due piedi a chiedersi che diavolo mi avesse preso e sono partita di corsa verso il bagnino. Ho ripetuto la stessa identica scena e ottenuto un’occhiata del tipo: ma questa è uscita pazza?

Poi il ragazzone si è accorto che non stavo scherzando e ha chiamato chi di dovere.

Quindi, vi dovesse capitare di vedermi saltellare qua e là, urlare e sbraitare frasi striscianti, OCCHIO, nei paraggi c’è:

LA CENA #Social al Ristorante Al Peschereccio, Vedano Olona

Marco Apicella Chef ha ospitato giornalisti e blogger nel suo Ristorante al Peschereccio, per presentare i suoi nuovi piatti che uniscono la tradizione delle origini Campane,
ai prodotti del territorio Varesino nel quale è cresciuto.

Invitati alla cena #Social:

  • Raffaella Bossi Direttore della casa editrice Edizioni Il Vento Antico
  • Marinella Signorelli General Manager di T.DUE GROUP srl
  • Amanda Deni Blogger per Rosso Tibet di Amanda Deni 3.0
  • Sara De Luigi & Ilaria Villani responsabili di Instagramers Varese
  • Nicholas Vagliviello Fotografo Food per Nicholas Vagliviello Fotografo
  • due appassionati di cucina d’eccezione come Marco Ruspa, figura storica del comune di Vedano Olona, e Luca Orsini imprenditore edile.

Ho conosciuto lo chef Marco Apicella quasi per caso, una sera piovosa di marzo.


Per una serie di coincidenze l’ho presentato mentre preparava il tonno tricolore. Da lì le nostre vite professionali si sono intrecciate e spesso collaboriamo.
Marco è un ragazzo che ama profondamente quello che fa.
Per dirla in maniera simpatica direi che
Marco Apicella è Chef Inside.
Ieri sera, sono stata sua ospite a una cena per blogger.
Ora, la cena social? è l’unica occasione in cui i commensali sono dispensati dall’ottima regola di buona educazione di non tenere il cellulare sul tavolo.
Abbiamo approfittato in modo imbarazzante di questa momentanea sospensione e, ça va sans dire, abbiamo fotografato, filmato e documentato tutto.
Se ci avessero visto dei giapponesi, sarebbero fuggiti umiliati. ?
Compagnia assolutamente piacevole, nell’arco di tre ore abbiamo superato abbondantemente i 3 bilioni di miliardi di parole.
Del resto le donne sono famose per le loro chiacchiere.
I tre uomini presenti non si sono ancora ripresi dallo stordimento acustico ???.

Iniziamo con un aperitivo di polipo, yogurt e rapanello, così tanto per stuzzicare l’appetito mentre lo chef ci presentato i piatti che ha ideato e cucinato.

Premetto che non vi descriverò le ricette nel dettaglio, preferisco che voi le ascoltiate dalla viva voce di Marco.


Proseguiamo con una tagliata di gamberi rossi con melanzane.

Arriva il primo e io sono felice: risotto al Persico del lago maggiore. E qui è doveroso fare una precisazione. Aldilà del fatto che amo il risotto, questo è un vero capolavoro. I filetti di persico sono stati amalgamati nel riso creando una sinfonia di sapori delicati. Un piatto da 10 e lode e vi assicuro che il voto è ancora poco.

La seconda portata prevede sgombro marinato su purea di piselli. Un piatto che farà sognare le papille gustative di chi ama il mare.

Concludiamo con il dessert.
Mousse di pesche del lago di Monate con panna profumata alla menta.

Dopo il caffè arrivano i commenti o feedback come fa bello dire ai giorni d’oggi.
Il giudizio è stato unanime: promosso a pieni voti.

Marco Apicella è la prova evidente che quando si fa il proprio lavoro con amore, passione e dedizione, il risultato è sempre eccellente.
In bocca al lupo per la tua carriera, Marco,

per quel che mi riguarda sei già uno chef planetario.
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La tendinite e il riposo, questo sconosciuto

Vado dal dottore a causa di una tendinite testarda che mi perseguita da più di un mese ormai. Poiché l’ho già avuta diverse volte, e sono provvista di tutori, bende con ossido di zinco, bende senza ossido di zinco, zinco, antidolorifici, anti infiammatori e quant’altro, di norma mi curo da sola.
Questa volta però il fastidio persiste, quindi, mi decido.

– Buongiorno dottore.
– Buongiorno a lei, qualche problema? Non la vedo mai.

Grazie a Dio ho la salute di un cavallo.

– Nulla di grave, ma polso e avambraccio sinistro mi fanno male.
– Faccia vedere.

Il dottore tasta lungo il polso sinistro risalendo fino al gomito, arriva quasi all’altezza dell’articolazione e mi parte un dolore furioso.

– Epicondinite.

Eggià, gioco a tennis sei ore al giorno… non è vero e per di più non sono nemmeno mancina.

– Da quanto va avanti?

Gli racconto la trafila e le ultime automedicazioni.

– Bene, ma è stata a riposo?

Rifletto.
Riposo? Beh, diciamo che non ho fatto giardinaggio e nemmeno ristrutturazioni, non ho usato l’idropulitrice e nemmeno ho lavato l’auto. Se levo la gita dal veterinario con due boxer di un anno scatenati e quelle tre quattrocento incombenze giornaliere da madre di famiglia, posso rispondere con tranquillità:

– Sì, sono stata riposo, e ho anche tenuto il tutore.

Lui mi guarda, ma non è convinto. Mi conosce, anche se mi vede pochissimo.

– Definisca riposo.
– Ecco, quel momento in cui sono sveglia e non faccio nulla.
– Le è capitato negli ultimi 30 anni?
– Sì e no tre volte.

Scrive e mi consegna una ricetta.

– Radiografia ed ecografia.

Poi sorride, come sorriderebbe un gatto:

– E riposo.
– Grazie, dottore, ci vediamo quando ho tutti gli esami.

Riposo.
Diavolo, e adesso come faccio? Dovevo farmi prescrivere un tranquillante…

Il colpo di grazia alla mia iperattività lo da la mia famiglia con i seguenti commenti citati testualmente.

Vedi che me la merito la sponsorizzazione Red Bull per essere tuo marito?

Questa la filmo e la metto in diretta FB: mamma a riposo, chi ci crede?

Morale partenopea
Macchettenefotte? Pensa a la salute!

Buona vita, ça va sans dire

Le sorprese, e le dirette FB, sono sempre dietro l’angolo

Ieri sera sono stata invitata dall’amico GL Barone alla diretta FB dal Glamour Caffè di Tradate in occasione delle presentazione del suo ultimo libro,

La settima profezia
.
Non avrei dovuto fare nulla, se non godermi l’evento con mio marito.
Poi il destino ci ha messo lo zampino.
La ragazza che avrebbe dovuto intervistare Giuseppe ha avuto un contrattempo e non è potuta intervenire.
Mi fai una cortesia, lo fai tu? Lo so che hai già letto il libro.
Avrei potuto dire di no, ma non si lascia mai un amico nei guai.
Va bene, rispondo, che sarà mai?
In fondo io e Patrizia Emilitri, mia socia nelle Curiose, abbiamo fatte decine di presentazioni. Cerco sempre di essere ottimista e di sdrammatizzare.
Ci sediamo sugli sgabelli, che credo siano stati inventati da Torquemada come preludio alle torture.
3   2   1  e siamo in onda.

 

Il risultato giudicatelo voi, io mi sono divertita un mondo e anche lo scrittore.
Difatti replichiamo
 Sempre in diretta su Facebook.
Ma non è finita.
Il regista, notando la mia assenza di imbarazzo (chi mi conosce direbbe la facciatosta), ha pensato bene di farmi concludere in bellezza la serata.
Così, senza pensarci due volte, mi ha messo sul set del video con lo chef Marco Apicella.
Ma io non ho mai presentato un piatto di cucina!
Non c’è problema, ha risposto lui e ha contato di nuovo:
3   2   1


Questa mattina a colazione, Lapo, l’adolescente terribile, quando sente la novità della diretta FB, mi guarda e fa:
Ti piace fare la velina, è?
Per Bacco! Non lo avrei mai immaginato ma sì, mi piace proprio.

Morale
Lasciatevi sorprendere dalla vita, non ne rimarrete delusi
e leggetevi anche La settima profezia, gran bel libro.