La vita è esatta

Se è esatta, allora fa i conti, e i conti devono sempre tornare.
Sempre.
Pena il fallimento.
Essendo la vita esatta, prima o poi, presto o tardi, quello che abbiamo dato ce lo renderà, supponiamo per semplicità nella stessa misura, senza addentrarci in calcoli di matematica finanziaria che vorrebbero farci credere che un qualsiasi capitale per effetto degli interessi, delle forbici, delle variabili monetarie e salamadonna (ma forse nemmeno Lei) di cosa d’altro, aumenti nel tempo. Balle. Siete ricchi sfondati? Avete due Ferrari, un elicottero e uno yacht? No?
Visto? Tutte balle.
Ma la vita è esatta. Quindi, se non avete lavorato tanto da poter aver i suddetti oggetti di lusso, la vita non ve li da. Punto. E potete disperarvi, buttarvi a terra, fare i capricci e lamentarvi, ma la vita è esatta, i suoi conti li tiene bene (magari tenesse a lezione la classe politica!) e non vi concede il benché minimo credito. Davanti alla vita siamo tutti uguali.
Ora, forse qualcuno è avvantaggiato rispetto ad altri, cosa che non si spiega se non con il ricorso al karma e alle vite passate. Un po’ come quando in un giallo il commissario di turno risolve l’omicidio grazie a una lettera anonima arrivata giusto in tempo. Possibile? Plausibile? Non si hanno testimoni attendibili, e gli scettici sono difficili da convincere. Allora supponiamolo solo. Supponiamo che un pluriomicida in una prossima vita sconterà il riprovevole comportamento di questa, mentre un brav’uomo riscuoterà la ricompensa. Chiamiamola giustizia divina retroattiva, non cade nulla in prescrizione.
Quindi, la vita è esatta.
Inutile sentirsi a debito o a credito, la matematica della vita è scevra della comprensione umana. Ogni emozione è un debito o un credito, ogni parola, ogni pensiero altrettanto. Non esiste commercialista al mondo che possa tenere una contabilità del genere con precisione. Si va a forfait, ma il commercio insegna che a forfait, una delle parti contraenti non sarà soddisfatta. Nella fattispecie noi, fruitori finali del servizio VITA.
Poiché la vita è esatta, ogni giorno ci presenta il conto.
Uno scontrino chilometrico, dove sono annotate tutte le transazioni umane. Hai augurato la morte a chi ti ha rubato il parcheggio? Hai pensato di avvelenare tuo marito? Di strangolare tua moglie? Hai aiutato la vecchina ad attraversare? Milioni di azioni, emozioni, pensieri e idee, dalle più insignificanti alle più importanti, annotate con precisione certosina dalla vita. Chi controlla un documento contabile del genere tutti i santi giorni? Il ministro delle finanze no di certo, altrimenti il debito pubblico non sarebbe una voragine. Ma nemmeno noi. Noi paghiamo a forfait. Mai una volta che ci fermiamo a dire: ma se la vita è esatta, oggi, al posto di lanciare mortacci che, in virtù del principio dell’esattezza domani mi saranno restituiti tutti, regalavo un fiore, domani lo ricevevo io. E non dovevo pagare ‘sto conto che manco avessi mangiato al Savini! Sì perché paghiamo per il negativo e incassiamo per il positivo. Semplice. Troppo semplice per noi.
E infatti, la vita è esatta di suo.
Se così non fosse, e i conti dovesse farli tornare l’uomo, non si potrebbe più parlare di esattezza. I termini per la contabilità umana sono molteplici da disonesta a incasinata, da fiscale a garibaldina, da oscura a semitrasparente e via dicendo. Ma esatta no, mai, nemmeno con licenza poetica.
Morale?
Controlliamo quello che acquistiamo. Difficile? Ma a questo mondo esiste qualcosa di semplice da ottenere? Certo che sì: le cianfrusaglie. Quelle se ne trovano ovunque e a poco prezzo, sono quei sentimenti così meschini da accomunarci tutti, la paura, l’invidia, l’odio, il rancore. Tutte quisquiglie che la vita ci fa pagare. E poiché la sola moneta di scambio accettata dalla vita sono i sentimenti, le emozioni e le azioni positive, ci tocca trasferirci in un lebbrosario a far volontariato per saldare il conto.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: