Lavori domestici

Non posso farci nulla, ma se l’ordine e la pulizia di casa spettano a me, io divento la casalinga tipo, il Mastro Lindo in gonnella, una super colf da tre letti al minuto. Sono angosciata dalle macchie sul pavimento e da quelle di calcare sul lavandino di acciaio, le vasche da bagno mi danno i brividi e i tappeti mi mettono fuori uso il sistema nervoso. Tuttavia, quello che mi fa veramente impazzire non è il fare i lavori domestici, bensì il continuo ed eterno ripetersi degli stessi nel tempo.
Uno studio svolto dalla Mental Health Housewives Association (Associazione per la Salute Mentale delle Casalinghe) ha riscontrato che, dopo un lungo periodo trascorso a lavare, stirare, cucinare, rassettare, rammendare, nella maggior parte dei soggetti esaminati si sviluppavano alcune patologie psichiche.
Vero, tutto vero, anzi verissimo.
Io ho la sindrome della briciola, potrei proibire di mangiare pane, se non avessi a portata di mano un aspirapolvere, aggeggio senza il quale la mia vita sarebbe senza senso.
A una mia amica, invece, è venuta la mania delle pattine, quei rettangoli di veltro, o di tessuto pro sdrucciolo, che dovrebbero essere messe in vendita con un’apposita licenza per l’uso e solo dopo un’accurata visita medica. Una volta indossate, avete ottantacinque probabilità su cento di perdere il controllo di una gamba e aprirvi in due; novanta di acquistare troppa velocità e sbattere contro un muro; novantanove di cadere sul fondoschiena. Ritenetevi fortunati se sulla vostra strada non trovate una vetrinetta con la pregiata collezione di Swarovski della padrona di casa.
Le fobie, in fondo, non sono poi il male peggiore se si esaminano i rischi dell’attività domestica.
Anni fa mia zia decise di cucinare un pollo per cena, aprì il freezer per prenderlo e l’ex pennuto al momento congelato rotolò fuori e cadde, con precisione da ingegnere, sull’alluce della sventurata. Le conseguenze furono quaranta giorni di gesso e un’ora di risate di dottori e infermieri del Pronto Soccorso.
Mia madre, invece, in bilico su una scala nel tentativo di prendere una scatola da un armadio, cadde rovinosamente all’indietro, spezzando una chiave con l’osso sacro. Per tre mesi non poté sedersi che su un salvagente. Non resistetti alla tentazione di regalarle un paio di pinne e una maschera con boccaglio.
Penserete che abbia una famiglia bizzarra, e questo in parte è vero, ma il punto è decisamente un altro: il mestiere della casalinga è pericolosissimo e per nulla tutelato. Dovrebbe esserci un’assicurazione obbligatoria per infortuni di tipo domestico, non solo per i danni causati da una fuga di gas con conseguente esplosione o per gli allagamenti provocati da una lavatrice impazzita. Ad esempio, una casalinga in bilico sul bidè che tenta di pulire le piastrelle a 1,80 m da terra (l’altezza media di una casalinga si aggira sempre al di sotto della linea dello sporco impossibile) potrebbe scivolare e rompersi un gomito. Non sono a conoscenza di un’assicurazione che copra casi di tale genere, però conosco un sacco di donne che abitualmente stanno in bilico sul bidè.
E adesso parliamo di un’incombenza che atterrisce milioni di donne, ma soprattutto di uomini, il bucato.
La prima volta che ho caricato una lavatrice, una maglietta rossa si è intrufolata a mia insaputa tra gli indumenti bianchi. Il risultato fu che mio padre ebbe delle mutande di un bel rosa acceso. Da allora, ahimè, l’inconveniente mi è capitato innumerevoli volte senza che io riuscissi a darmi altra spiegazione se non questa. Qualunque indumento buttato nel cesto della biancheria sporca è a contatto con altri indumenti. È quindi possibile che, nel corso della permanenza nel suddetto cesto, si innamorino. Come per gli esseri umani, è probabile che si prendano una cotta per quello sbagliato. Così, un calzino blu, innamorato di una camicia bianca, non l’abbandonerà nemmeno durante il lavaggio, incorrendo in scoloriture lui e in colorazioni lei. Ma davanti all’amore, si sa, nulla si può.
Cito solo per onore di cronaca il mistero che nella classifica dei Top Ten viene subito dopo al triangolo delle Bermude: la scomparsa di calze e calzini. Com’è che un giorno le calze non sono più pari e, soprattutto, non torneranno mai più pari? Nemmeno Piero Angela ha trovato una risposta.
Pensate sia tutto qui? E allora non avete mai fatto la donna di casa per un solo giorno.
Dopo il lavaggio, segue la stiratura, grandissima sventura che, notate la rima, è una gran sciagura. Se si parte dal dietro, lo si stropiccia stirando il davanti, viceversa se si invertono le operazioni. Le maniche, da qualunque lato incominciate, rimangono sempre spiegazzate all’attaccatura. L’unica soluzione al momento ideata è stirare solo polsini e colletto e indossarle sotto comodi pullover. Si auspica fortemente la pubblicazione di testi specializzati sull’arte di stirare una camicia.

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