Suoni fonetici curativi

Esistono suoni che hanno il potere di farci stare meglio. Parole di lingue antiche che, se pronunciate a voce alta, fanno ridere come a dieci anni sui banchi di scuola.
Di seguito, una lista approvata da un’eminente esperta di emozioni devastanti (IO), laureata alla University of Life, Master in Irascibilità avanzata e proprietaria della Cavallina Spa.

Rabbia furiosa

Sintomi: cuore suonato dal batterista degli ACDC, respirazione a mantice e colorazione paonazza (siete rossi come il collo di un tacchino).
Rimedio: BLEAU. Pronunciare ogni singola lettera con il volto rivolto al cielo, tirando fuori la lingua.

Malinconia

Sintomi: peso alla bocca dello stomaco, apatia (nomen vulgaris: voglia di fare qualunque cosa, saltami addosso), facilità alle lacrime.
Rimedio: ZUUUUUUM. Pronunciare con la Z dolce di Zanzibar, sporgendo le labbra in fuori, a becco d’ornitorinco (nomen scientiae: asinum gallinae). Usare a piacimento.

Depressione

Sintomi: tutti, anche quelli ancora non noti in ambito scientifico. Niente ha senso, nulla strappa un sorriso.
Rimedio: SUPERCALIFRAGILISTICHESPIRALIDOSO. Da ripetere a voce alta per almeno un minuto. Utilizzare secondo necessità. Meglio sentirsi stupidi che depressi.

Panico

Sintomi: occhi grandi come un piattino da caffè, sudorazione a fontana, eccessiva reattività a stimoli esterni (nomen vulgaris: me la faccio sotto).
Rimedio: PAUUUUUUUUUURA. Da pronunciare con la U ululata (tipo lupo siberiano in plenilunio) e le labbra strette in avanti.

Disillusione

Sintomi: aumento esponenziale del cinismo (in pratica pensate che pure Gesù avesse un tornaconto), pessimismo devastante (se trovate un milione di euro, calcolate immediatamente le tasse che ci pagherete), perdita di fiducia in voi stessi e negli altri (siete sospettosi come un agnello a Pasqua).
Rimedio: MAVADAVIAICIAP. Da pronunciare il più velocemente possibile, tenendo le labbra strette.
Questo antico mantra milanese, recitato interiormente ogni volta che qualcosa interferisce nella nostra serenità, contribuisce ad alleviare la pesantezza del vivere. Infatti, la sua traduzione dal sanscrito-lombardo è: nella vita sono poche le cose veramente importanti e questa non è una di quelle.

Per concludere, si consiglia il rimedio principe, da utilizzare sempre, in abbondanza e finché respirate:

ridere, perché ridere è meglio del Prozac.

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