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Titoli roboanti (accademici e no), personalità inesistenti e egocentrismi iperbolici

L’altro giorno, io e Lilli, amica di vita e di penna, parlavamo di quelle persone che gli inglesi (i veri gentlemen anglosassoni) definiscono a pain in the ass. Ora, gli appartenenti a tale categoria sono quelli che qualunque cosa facciano, la spacciano per una vittoria in coppa del mondo. Se ricevete un’e-mail da loro, ci mettete due secondi a leggere il testo e dieci minuti a scorrere i titoli che si attribuiscono.
I pubblicisti diventano giornalisti, i ragionieri dottori, gli infermieri medici e, last but not least, chiunque scrittore.
Niente di male, penso, in fondo puoi fingere di essere quello che vuoi, ma rimani sempre quello che sei. Costoro, i millantatori, sono meno simpatici di un attacco di gastrite, empatici come un paracarro e della stessa umanità di una lavatrice. Sono quelli che quando ti conoscono, dopo le presentazioni, ti hanno già raccontato di essere attori da Oscar, scrittori da Nobel e lavoratori da cavalierato. Io, che per natura sono fiduciosa, di norma ci credo.
Ma si può immaginare che nell’era di Internet, quando ogni informazione può essere controllata in un battito di ciglia, ci sia ancora qualcuno che crede di poter raccontare balle e farla franca?
Sì, esiste eccome!

Gente che non ha il senso del ridicolo, perché è ridicolo attribuirsi titoli che non si sono guadagnati, è ridicolo spacciarsi per chi non si è e vendere qualità che non si posseggono, neppure l’intelligenza di intuire che, magari non tutti, ma qualcuno può scoprire il loro bluff.
La vita non non è una partita di poker, non si bluffa, se si vogliono raggiungere dei risultati, si lavora duro, come è giusto che sia. Non si raccontano bugie.
Il grande Robert De Niro, interpretando Al Capone, disse: tutto chiacchere e distintivo.
Beh, adesso ci sono rimaste solo le chiacchere.
Se c’è una cosa buona che l’uomo ha escogitato è la meritocrazia, un sistema di valutazione e valorizzazione degli individui basato esclusivamente sul riconoscimento del loro merito.
Riconoscimento, non autoriconoscimento.

Buona vita e vivete al meglio per quello che siete, nessun altro lo farà per voi.

Firmato
La fata turchina
Biondina nel sacco
Petroliere 😉 (questo è forte, non è vero? Fa molto JR Ewing di Dallas)