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Inferno – Il film di Ron Howard

Premetto che non mi piace andare al cinema, ma stare immobile su una poltrona per quasi due ore è per me una sofferenza inaudita.
Tuttavia, ci sono film che non posso perdermi: tutti (ma proprio tutti) i James Bond e quelli tratti dai libri che ho molto amato.
Così, mio marito mi ha accompagnato a vedere Inferno di Ron Howard, sceneggiato dall’omonimo libro di Dan Brown.
Ne sono stata veramente delusa. Per la verità schifata.
Non c’era suspense, solo un’ansia pazzesca, in pratica le visioni del Dottor Langdon (interpretato da un magistrale Tom Hanks) sono state il leitmotiv di tutta la pellicola.
Perché un thriller (traduzione letterale romanzo giallo) deve diventare un mezzo horror?
Dopo mezz’ora mi agitavo insofferente, Luca mi ha messo una mano sul braccio per tenermi tranquilla, sapeva che di mio avrei scagliato i pop corn contro lo schermo e urlato: ma lo avete letto il libro prima di fare il film?
Dopo un’ora, la cavallina mi galoppava su è giù per la schiena, mentre immagini sempre più angoscianti scorrevano senza posa.
Ma non solo, la storia non era quella che avevo letto, completamente distorta…
Di più, sia film che libro sono ambientati a Firenze, Venezia e Istanbul.
Possibile che non siano riusciti a prendere una che una ripresa che rendesse merito a queste splendide città?
Quando vidi Santa Sofia la prima volta, per poco piansi dalla meraviglia, nel film pare un’enorme catapecchia fatiscente. Non dico nulla della Cisterna Basilica e taccio sul Giardino dei Boboli, gli Uffizi e San Marco, perché altrimenti mi gioco il Paradiso, per stare in tema Divina Commedia.
Il mio giudizio è 4 e mi sento perfino buona.
Non ve lo consiglio, a meno che non vogliate vedere storpiato un bel libro, farvi venire la tachicardia e buttare i vostri soldi nella spazzatura.
Mi dispiace per Ron “Ricky” Howard, ma per me il suo Inferno è stato una vera schifezza.
E Dante si rivolterà nella tomba… poveretto,

unknown

con tutto quello che ha già dovuto subire in vita, pure questo gli è toccato!

Un’avventura all’ultimo respiro tra Venezia, Lisbona e New York

Venezia, le ragazze ed io

Venezia m’incanta, mi ammalia e mi stordisce, poi mi abbraccia e mi fa sentir parte della storia

Il San Giusto dondolava alla fine del Canal Grande trattenuto dalle pesanti ancore filate a poppa e a prua. Dal ponte della nave si aveva una vista mozzafiato di Venezia. Era una bella notte di metà ottobre, l’aria aveva ancora il calore dell’estate appena finita e la luna quasi piena inargentava l’acqua. L’imbarcadero del Vallaresso affollato da decine di gondole appariva un essere di legno nero e lucente. Il Palazzo Ducale splendeva illuminato a giorno, solo la loggia al primo piano con i settanta archi intarsiati nel marmo bianco rimaneva nell’ombra. La basilica di San Marco lo sovrastava con le sue cupole d’oro luccicanti nella notte.

Il Doge