Il marchio dell’oro nero

Uno sbuffo bianco si materializzò sulla cima di una delle minuscole colline che interrompevano la monotonia del paesaggio. Incuriosito, l’uomo osservò meglio e rimase a fissare negli occhi la morte che tanto spesso lo aveva cercato.

 

Lucrezia Vallini, reporter di guerra del Corriere, si sta occupando del Sudan, dove è stato inviato un contingente di pace italiano per vigilare sul trattato di pace appena concluso tra SPLA e governo di Karthoum. La giornalista si convince ben presto che, dietro gli accordi di pace, ci sono ragioni economiche e che, forse, l’attenzione mediatica riservata al Darfur è stata pilotata ad arte. Da un vecchio amico – un ex trafficante d’armi – scopre che un famigerato mercenario, Lumube, è stato assoldato per distruggere l’oleodotto costruito da una multinazionale petrolifera cinese. Arrivata in Sudan, Lucrezia visita la zona dove si concentrano i pozzi e con la sua scorta, guidata dal tenente Sibilla del contingente italiano, finisce nel mezzo dell’assalto, appena in tempo per salvare l’ingegner Cattaneo – il progettista dell’oleodotto cinese.
Nello stesso momento, dall’altra parte del mondo, un commando di uomini rapisce Emily, la figlia di Sir Duncan, il presidente della British Petroleum, e il riscatto chiesto non è chiesto in denaro.
Su tutto aleggia l’ombra di Frank Aker, onnipotente presidente della Exxon Mobile, con la vocazione del tessitore di trame oscure.
Quanto vale la vita di un uomo al confronto di uno dei giacimenti petroliferi più ricchi mai scoperti?

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