Ci sono città che si visitano e città che si attraversano come se si camminasse dentro un libro di storia.
Atene appartiene decisamente alla seconda categoria.
La capitale greca non è una città elegante nel senso classico del termine. È rumorosa, caotica, spesso un po’ sgualcita. Ma poi alzi gli occhi e, sopra i tetti, compare l’Acropoli. E improvvisamente tutto il resto non ha più importanza.
È lì da duemilacinquecento anni.
È sopravvissuta a guerre, terremoti, a un’esplosione quando fu usata come polveriera e perfino al tempo.
E, a quanto pare, non ha nessuna intenzione di andarsene.

Giorno 1 – Arrivo e primi passi ad Atene
Arriviamo nel pomeriggio. Il tempo di lasciare le valigie in hotel e uscire subito. Le città nuove vanno affrontate senza esitazioni, come l’acqua fredda.
Plaka è il primo incontro con Atene. Vicoli stretti, case color pastello, taverne che espongono i menu fuori dalla porta e un profumo persistente di carne alla griglia che accompagna ogni passo. È uno di quei quartieri che sembrano progettati apposta per far venire fame.


Salendo verso l’Acropoli si incontra Anafiotika. Qui Atene cambia improvvisamente volto. Casette bianche, scale ripide, gerani sui balconi. Per un attimo si ha l’impressione di essere finiti su un’isola delle Cicladi per errore.

Poi si guarda in alto e si vede il Partenone.
Sembra ricordare che tutto è iniziato da lì.
La sera ceniamo in una taverna con vista sull’Acropoli illuminata.
Di giorno è imponente.
Di notte è teatrale.

Mangiare con il Partenone sopra la testa fa un certo effetto. Non capita tutti i giorni di cenare sotto uno dei monumenti più famosi della storia dell’umanità.
Per concludere in bellezza, ci facciamo il bicchiere della staffa in questa distilleria che sembra creata dall’intelligenza artificiale.

Giorno 2 – L’Acropoli e il cuore dell’antica Atene
La mattina si comincia con l’Acropoli, ça va sans dire. Non esiste modo più corretto di iniziare una visita ad Atene.
La salita è breve ma intensa. La pendenza, le migliaia di turisti riuniti intorno alle guide che parlano in tutte le lingue, ostacolano il passo, ma non la vista che è superba. E quando finalmente si arriva in cima, succede una cosa curiosa: ci si accorge che il Partenone è molto più grande di quanto ci si aspettasse.
Non enorme.
Monumentale.

Accanto a lui ci sono i Propilei, l’Eretteo con le celebri cariatidi e altri resti che, nonostante le mutilazioni del tempo e degli uomini, mantengono una bellezza quasi irritante, come a ricordarci che a quei tempi sapevano come fare opere d’arte eterne, e noi, del terzo millennio, non proprio. Tenuto conto di fatiscenza e crolli di costruzioni moderne direi che mi trovo d’accordo. Nel corso del tempo l’uomo ha perso qualcosa per strada.

Dopo tanta pietra antica si scende verso il Museo dell’Acropoli, che si trova a pochi minuti a piedi. È moderno, luminoso, essenziale. Un bel contrasto con quello che si è appena visto. Qui si capisce davvero quanto fosse raffinata la civiltà che costruì tutto questo.
Nel pomeriggio si fa un tuffo nel punto dove è nata la democrazia. Concetto che ha reso l’uomo migliore, peccato che non lo sappia ricreare nella realtà.

L’Agorà Antica era il cuore politico e commerciale della città. Qui si discuteva di filosofia, politica e affari mentre la democrazia muoveva i suoi primi passi un po’ incerti.
E qui scatta la fantasia e vedo Socrate che passeggiava sotto i portici (le stoai) — dialogando con cittadini, giovani e politici.

Il Tempio di Efesto, incredibilmente ben conservato, domina ancora la zona con un’imponenza degna del dio del fuoco.

Da lì si prosegue verso Monastiraki. Il quartiere è rumoroso, pieno di bancarelle e negozi improbabili. È il regno del mercato delle pulci, dove si trova di tutto: oggetti antichi, souvenir discutibili e cose di cui nessuno ha mai sentito il bisogno prima di vederle. C’è perfino un bar rivestito di rose.

E poiché Halloween si avvicina, un’intera via addobbata con streghe, ragnatele e mostri vari.

La sera si cena a Psiri, uno dei quartieri più vivaci della città. Street art sui muri, taverne piene e un’energia contagiosa. Atene, di notte, diventa decisamente più rumorosa.

E qui faccio un inciso sulla cucina greca. Buona, per carità: moussaka, souvlaki, gyros, tzatziki, spanakopita, dolmades, baklava, tutti ottimi, tuttavia…
Tuttavia il cuoco greco ha la tendenza a mettere ovunque la feta, un formaggio fresco, acidulo e friabile, preparato con latte di pecora e capra. Non l’ho mai amata particolarmente, io sono più tipo da fontina e gorgonzola, ma dopo Atene non ne mangerò mai più. Ho avuto un’acidità che mi pareva di avere una fucina in piena attività nello stomaco.
Giorno 3 – Stadio olimpico, agorà romana e panorami
La giornata inizia con lo Stadio Panathinaiko. Se l’Acropoli racconta la grandezza dell’Atene classica, questo luogo racconta l’eredità che quella civiltà ha lasciato nei secoli.
Interamente in marmo, è il teatro delle prime Olimpiadi moderne del 1896. Ha una forma perfetta, quasi armonica, e camminarci dentro dà una sensazione curiosa: sembra che da un momento all’altro qualcuno debba dare il via alla gara.

È uno di quei luoghi in cui si entra per una visita veloce e si finisce per restare più del previsto, osservando le gradinate, immaginando il pubblico, cercando di ricostruire, almeno per un attimo, il rumore di una città in festa.

Nel pomeriggio ci si dirige all’Agorà Romana che segna un cambio di atmosfera. Dopo la Grecia classica, qui si entra in un altro tempo, più ordinato, più concreto.

Colonne, resti, spazi aperti che raccontano una città ormai sotto un’altra influenza.
Meno filosofia, più vita quotidiana. Meno domande sull’esistenza, più necessità di far funzionare una città. Anche Atene, a un certo punto, ha dovuto adattarsi.
Qui si trova anche la Torre dei Venti. Piccola, quasi messa da parte.
Serviva a misurare il tempo e la direzione dei venti, grazie a un sistema di orologio ad acqua e a rilievi che indicavano le diverse correnti.

Verso sera si sale sul Monte Licabetto. Si può arrivare a piedi oppure con la funicolare, ma in entrambi i casi la ricompensa è la stessa: la miglior vista sulla città.

Atene si stende sotto gli occhi come un mare di case bianche. In mezzo, isolata e perfettamente riconoscibile, l’Acropoli.
Il tramonto fa il resto.

Oltre al magnifico panorama, se sarete fortunati come me, soffrirete il freddo, molto freddo, perché lassù soffia un vento gelido da cui non si può trovare riparo.
La cena, a questo punto, deve necessariamente avere una vista panoramica. Dopo una scena del genere sarebbe quasi maleducazione tornare a mangiare in un vicolo.
Giorno 4 – Syntagma, Kerameikos e il Pireo
La mattina inizia in Piazza Syntagma.
Davanti al Parlamento si assiste al cambio della guardia. Gli Evzones, con le loro uniformi tradizionali e movimenti perfettamente sincronizzati, trasformano un gesto ripetuto in un rito che si ripete quotidianamente dal 1868.

Poi il Kerameikos, l’antico cimitero di Atene. Silenzioso, ordinato, bianco e, a dispetto del fatto che è un camposanto, per nulla angosciante.

Qui si trova anche la tomba di Alexandros Panagoulis, grande amore di Oriana Fallaci e protagonista del suo libro: Un Uomo.

Il pomeriggio è più rilassato.
Si va al Pireo. Il mare, le barche, un’aria diversa.

La sera si chiude il viaggio come era iniziato: con una cena a Plaka in un ristorante dal nome noto. A proposito, lo sapevate che la zorba, la danza che Anthony Quinn rese celebre in tutto il mondo non è una danza tradizionale greca ma è stata inventata proprio per il film?

L’Acropoli è ancora lì, illuminata.
E a questo punto so già che mi mancherà la sua vista, imponente, silenziosa e vigile, che ti osserva dovunque ti trovi ad Atene.
Giorno 5 – L’ultimo sguardo
La mattina è breve e va usata con giudizio.
Colazione con calma in centro. Dopo alcuni giorni in una città come Atene, non è male fermarsi qualche minuto a guardarla scorrere.
Poi una passeggiata a zonzo per acquistare olive e qualche souvenir. Rimpiango di non aver comprato una maglietta con la scritta:
Socrate: to be is to do, Platone: to do is to be, Sinatra: do be do be do
Poi arriva il momento di andare in aeroporto.
Atene resta alle spalle, ma non completamente.
Le città antiche hanno questo curioso difetto: si lascia a loro molto più di quanto si riporti a casa.
Approfondimenti
https://whc.unesco.org/en/list/404
https://www.theacropolismuseum.gr
https://www.namuseum.gr/en/
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