Tutti gli articoli di Ella

Raffaella Bossi, ex tributarista per fortuna, scrittrice e organizzatrice eventi per passione. Avventuriera per indole. Carattere ventoso.
Un marito, un figlio e un numero di cani in costante aumento.
Nazionalità italiana, cittadina del mondo.
Innamorata della storia e della vita.

A former (fortunately) tax expert, writer and event planner for passion. Adventuress by nature. Windy character.
A husband, a son and a steadily increasing number of dogs .
Italian nationality, citizen of the world .
Mad for history and life.

Quattro premi internazionali per le Edizioni Il Vento Antico

Ci sono giornate che ci rimarranno impresse a fuoco nella memoria.
Alcune brutte, alcune belle, altre splendide!
Vincere 4 premi al concorso internazionale Premio Letterale Amarganta III edizione con 4 titoli per una giovane casa editrice è un ottimo motivo per dar fondo alle riserve di champagne.
Soddisfazione multipla.
Da editore perché tutti i titoli sono delle Edizioni Il Vento Antico,
da scrittore perché uno dei titoli è mio,
da team perché senza l’aiuto di Patrizia Emilitri e Lilli Luini
il Vento Antico non avrebbe mai soffiato.
E invece, in un anno e mezzo di vita, il venticello ci ha portato due volte in cima alle classifiche Amazon e ora ci porta a Rieti il 25 novembre per ritirare:

Menzione speciale – Morti e sepolti by Alessandro Testa
Premio miglior caratterizzazione – Il Fiore degli Abissi by Leonilde Bartarelli
Premio tra fiction e realtà – Il marchio dell’oro nero by Raffaella Bossi
Premio team Amarganta – Una voce nella nebbia by L.Costantini & L.Falcone

La soddisfazione di aver fatto le scelte giuste, aver lavorato duro e averci creduto sempre, ripaga di ogni fatica.
Forte di tutto ciò non mi resta che consigliarveli e, per non farvi faticare, vi lascio i link diretti qui sotto…
Buona vita sempre e oggi anche felicissime letture

Divertirsi con i libri, ma soprattutto con i loro autori

Ieri sera, Le Curiose, Patrizia Emilitri ed io, hanno intervistato Giuseppe Della Misericordia, sceneggiatore televisivo e autore teatrale.
La presentazione era per il suo primo romanzo Non si perdona,
un giallo brillante, con una nota comica molto elegante e con personaggi assolutamente inediti.
Come spesso accade quando io e Patrizia ci divertiamo, non abbiamo intervistato l’autore, ma il protagonista, Marco Ferrari.
L’investigatore, quasi per caso, si è prestato a rispondere alle nostre domande con grande disponibilità e simpatia, rivelando al numeroso pubblico presente in sala un talento da attore brillante.
Memorabile la sua interpretazione della posizione Kung Fu:
abbracciare l’albero.

Rispondendo alle 10 Domande Curiose, che da anni terrorizzano, elettrizzano e divertono gli autori nostri ospiti, ha confessato di aver ucciso 8 persone con il Fa Jiin – la forza interna.
Non ci è dato di sapere, come sia potuto accadere.
Ciò che sappiamo con assoluta certezza, invece,
è che Giuseppe Della Misericordia è un autore con i fiocchi e il suo Non si perdona è uno di quei libri che si devono leggere per divertirsi, rasserenarsi e anche riflettere.
Ah, un’ultima cosa, il video è in arrivo, solo il tempo di scambiare le chiavette.
Una cosa rapida, seduti a un tavolino di un bar, con una tazzina di caffè davanti, gli occhiali neri sul naso e un Borsalino in testa…
perché se nella vita non impari a divertirti, beh, lo sapete già, no?

Qualcosa da dire, ma soprattutto da fare

Mi lamento di questa società, mi lamento di come si comportano le persone, mi lamento…
Come tanti altri, come tutti di questi tempi.
E dove siamo arrivati con le nostre lamentele?
Da nessuna parte, anzi, in un posto molto peggiore di quello dove eravamo prima.
Quando cado in questi dilemmi mi aiuta pensare a uomini e donne che si sono distinti per i loro pensieri, che sono stati un faro per gli altri esseri umani.

Dante poneva nell’anti inferno coloro che durante la vita non avevano mai agito né nel bene né nel male e non avevano mai osato avere una idea propria, ma si erano limitati ad adeguarsi sempre a quella del più forte.
Non li giudicava degni né del paradiso e tantomeno dell’inferno.

Stiamo diventando una società di ignavi, chiudiamo gli occhi, giriamo lo sguardo, infiliamo la testa nella sabbia e il cotone nelle orecchie.

Non ci sto.
No.
Non posso, non voglio e non devo.

D’ora in poi agirò, magari sarà poco, una singola goccia nel mare.
Ma anche gli oceani sono fatti di gocce.
Questa è la mia prima… e sono felice, perché so di aver fatto la cosa giusta.

Che dite, vi unite a me? Proviamo insieme a invertire la rotta?
Non è mai troppo tardi e non importa quanto piccolo sarà il passo, ma sarà comunque il primo passo.

Buona vita

Associazioni Animaliste: Salviamo il cane Bubi

Estate, tempo di bricolage e ristrutturazioni – parte prima

Con l’arrivo della bella stagione, puntuale come il pagamento delle tasse, nasce in me la voglia di bricolage. Luglio e agosto sono i mesi in cui mi trasformo in Giuseppe il falegname. È il momento giusto per seguire la fantasia in tutto quello che mi propone.
Quest’anno, pulendo le sdraio e le sedie da giardino, mi sono accorta che anni di lavaggi avevano rovinato la plastica e, di conseguenza, il bianco non era più bianco, ma un grigio verde melma che non si poteva proprio guardare.

Mentre verniciavo dei comunissimi vasi di plastica con uno smalto lucido dai colori brillanti, ho pensato: ma se posso fare i vasi, perché non posso fare sedie e sdraio?

Detto e fatto.
Ci ho provato e il risultato è stato questo.

Bello vero? Fa allegria, ma non solo, con lo smalto lucido basta una passata con una spugnetta umida e tutto è sempre perfettamente pulito.
Come ho fatto? Adesso ve lo spiego.
Per prima cosa, in un colorificio, acquistate una bomboletta (per i più pigri) oppure un impregnante da dare col pennello. L’impregnante serve perché così lo smalto aderisce meglio alla superficie da trattare. Poi comprate dello smalto sintetico del colore che preferite e un certo numero di pennelli e rulli, a seconda di quello che dovete dipingere. Non dimenticatevi l’acquaragia, a meno che non vogliate andare in giro tatuati a colori.
Una volta che avrete tutto il necessario, potete incominciare.
Prendete la vostra sdraio, lavatela accuratamente con acqua e sapone, fatela asciugare bene e dategli una mano leggera di impregnante. Quando è perfettamente asciutta, passate allo smalto.

ATTENZIONE non è smalto ad acqua, ma sintetico, va da sé che l’odore è piuttosto forte, quindi vi consiglio vivamente di fare questi lavori o in giardino o in un locale molto, ma molto ben aerato.

Dopo la prima mano lasciate asciugare per 24 ore, quindi procedete o alla seconda mano oppure ai ritocchi.
Lo stesso procedimento si usa per cambiar faccia a dei comunissimi vasi di plastica. Non saprei se le piante ne gioveranno di colori così brillanti e solare, il mio umore di sicuro.

SalvaSalva

Io e i serpenti, non proprio quel che si dice una relazione di successo

La voglia di scrivere qualcosa riguardo ai serpenti, non proprio bestiole simpatiche, diciamolo pure, nasce dall’ultimo incontro ravvicinato capitato durante le ultime vacanze. Raccontandolo in famiglia, ho realizzato che nel corso della vita ho avuto parecchi incontri con i rettili, nessuno dei quali piacevole.

Sia ben chiaro che non li amo e francamente credo che non piacciano nemmeno a Dio, visto che li relega dalla parte del male. Solo il Buddha dimostra un certo benvolere nei confronti delle bestie striscianti. Ma forse lo fa per gratitudine verso quel gigantesco esemplare che, con il suo cappuccio aperto, lo protesse dalla pioggia battente mentre meditava.

Fossi stata al posto suo, sarei passata dalla meditazione alla morte.

La prima volta ero una ragazzina sui 10 o 12 anni e in compagnia di amici facevo una passeggiata per un bosco. Il sentiero era stretto e camminavamo in fila indiana, godendo della frescura in una giornata torrida. A un tratto qualcosa di lungo, nero e strisciante mi passò proprio davanti a piedi. Urlai con quanto fiato aveva in gola e inizia a saltare come fosse finita su un formicaio, reazione che, tra l’altro, ho tuttora.

La bestia si rivelò una biscia d’acqua, comunemente chiamata ratera dalle mie parti, perché mangia i ratti, altre deliziose creature. La biscia non è velenosa, e di certo è più terrorizzata lei di quanto sicuramente lo sia io, quindi non è la paura di morire avvelenata, ma è proprio il terrore del rettile in sé e per sé.

Qualche anno dopo, in Thailandia, mi portarono in un serpentario. Ora, vi chiederete, ma una che perde il senno alla sola vista di una biscia deve andare in un serpentario?

No, adesso non ci andrei nemmeno se mi pagassero fior di euro sull’unghia, ma allora non avevo alcun potere, inoltre ero la più piccola della compagnia e si sa che i più piccoli devono sempre accompagnare gli zii quando tutti gli altri non ne hanno voglia. Così, io e mio zio entrammo nel serpentario. Per prima cosa cercarono di mettermi un pitone intorno al collo, ma non ci sarebbe riuscito nemmeno Michael Bolton in una delle sue giornate migliori. Dopo la visita (io camminavo con le mani ai lati degli occhi per non vedere nulla), ci fecero accomodare nel piccolo anfiteatro fatto di pali, fronde di palma e scalinate di cemento, dove ci avrebbero raccontato e mostrato tutto sui serpenti.

Potete immaginarvi la mia gioia!

E non si sarebbe trattato di semplici bisce, ma di pitoni, vipere e soprattutto cobra reali. Bestiacce che raggiungono con facilità i 2 metri di lunghezza, il cui morso, ça va sans dire, è letale. Per onor di cronaca esiste anche un cobra sputatore, che invece di mordere vi sputa veleno da tre metri di distanza. Schifoso, repellente e maleducato pure.

Ebbene, lo spettacolo iniziò con una lotta che avrebbe deliziato Rudyard Kipling, mangusta vs cobra. Da allora ho sempre desiderato avere uno dei quegli esserini pelosi. In meno di cinque minuti, un cobra scuro, quasi marrone, cappuccio aperto e fauci spalancate, che scattava a una velocità impensabile, era diventato il pasto della mangusta. Morto e stecchito con i canini infilati nel collo.

Lo show serpentifero proseguì con l’ingresso di un ragazzetto con un altro cobra di un paio di metri attorcigliato sul braccio. Prima ci avevano spiegato che il veleno era già stato tolto dalle zanne, ciò nonostante un cobra rimane sempre un cobra. Soprattutto quando, stuzzicato dal ragazzo, si sollevò e aprì il famoso cappuccio.

Il suo padrone, non ancora contento, lo prese per la coda e lo lanciò verso il punto dove ero seduta. Tre balzi che avrebbero umiliato qualsiasi atleta olimpico e raggiunsi i posti più in alto dell’anfiteatro. Non mi buttai fuori dall’altra parte solo perché era un salto di tre o quattro metri. I due attori sul palco, il cobra e il suo domatore, non ricevettero nemmeno l’ombra di un’occhiata, tutta l’attenzione era su di me che saltellavo e strillavo come una gallina in un pollaio attaccato da una volpe.

E ne avrei decine di altre da raccontarvi, come quella di Lapo che con un pitone intorno al collo (lui non ne ha né paura né schifo) mi rincorse per un villaggio di Zanzibar urlando:

– Mamma, accarezzalo, è morbidissimo.

Oppure di quella sulla Piazza Jamaa el Fna a Marrakech.


Premetto che di giorno gli incantatori di serpenti mi mandavano in fibrillazione, ma il mio paziente marito riusciva in qualche modo a tenermi a bada, ma non quella sera, quando scappai urlando. Fuggivo da un venditore di oggetti di legno che mi rincorreva per scusarsi della crisi isterica che mi aveva provocato mostrandomi la sua mercanzia, nello specifico un serpente sinuoso come quelli veri. Per farsi perdonare, il poveretto voleva regalarmi proprio quel serpente che mi aveva tanto terrorizzato e lo sventolava con il braccio teso davanti a sé.

L’ultimo incontro è stato qualche giorno fa, a Ischia.

Io e mia madre ci avviavamo all’uscita del parco termale, un viale delimitato da grandi aiuole di piante e fiori. Con la coda dell’occhio ho intuito un movimento rapido. Mi sono girata giusto in tempo per vedere una biscia scendere da un’aiuola, salire su un altra e sparire nella vegetazione.

Modalità panico: ON.

Saltellavo qua e là gridando, agitavo le mani e mimavo la lunghezza del rettile, biascicando parole con un’espressione schifata in faccia.

Mia madre mi ha guardata con un misto di pena e pietà.

– Non ti senti bene?

– No, no, sto benissimo una biscia, lunga così, giù di qui, su di là, che schifo! Mamma, lunga così!

L’ho mollata su due piedi a chiedersi che diavolo mi avesse preso e sono partita di corsa verso il bagnino. Ho ripetuto la stessa identica scena e ottenuto un’occhiata del tipo: ma questa è uscita pazza?

Poi il ragazzone si è accorto che non stavo scherzando e ha chiamato chi di dovere.

Quindi, vi dovesse capitare di vedermi saltellare qua e là, urlare e sbraitare frasi striscianti, OCCHIO, nei paraggi c’è:

la bissia che strissia.