La delusione: chi non l’ha mai provata?
Vivere meglio è senz’altro un argomento che interessa e coinvolge tutti quanti. Dalla lettura di un libro in materia alla partecipazione a un corso di formazione personale va da sè che passano molti gradi di impegno e di esborso economico, ma il fine ultimo rimane comunque il voler imparare a vivere meglio.
Ci sono metodi più o meno impegnativi, teorie infinite e ipotesi ancora più numerose, di mio trovo che il buon senso sia sempre l’arma vincente. Supponiamo che cambiare vita sia un pò come cambiare casa, prima di installarci nel nostro nuovo nido dobbiamo traslocare e, già che ci siamo, buttare ciò che non serve più.
Di sicuro cosa non ci serve nella nostra nuova vita sono quei pesi che abbiamo sulle spalle e, ahimè, talvolta sull’anima.
Tra queste zavorre, le peggiori, quelle che incurvano le spalle e lasciano l’amaro in bocca, sono le delusioni.
E di delusioni con gli anni se ne accumulano a dozzine, piccole, grandi e grandissime, affettive, lavorative, sentimentali, sociali, familiari, generazionali e politiche. Una lista che potrebbe diventare infinita.
Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d'una ingiustizia che non t'aspettavi, d'un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po' di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s'accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono.
dal libro "Un cappello pieno di ciliege" di Oriana Fallaci
La signora Fallaci sapeva quello che diceva. In poche righe ha riassunto quel sordo dolore che rimane lì, manco fosse scolpito nella roccia, si somma agli altri intanto che la vita passa e una mattina ci svegliamo CINICI.
Cinici non come i filosofi del V secolo a.C., ma cinici come chi mostra disprezzo o insensibilità per ogni valore e sentimento umano (come da dizionario).
Non è una gran bella prospettiva. Questo mondo ha bisogno di più umanità, non certo di più cinismo.
Esiste un rimedio a tutto ciò?
Ebbene, mi piacerebbe avere la ricetta magica per far sparire le delusione, ma non ce l’ho.
Ho solo l’esperienza di mezzo secolo e di decine di tentativi che mi hanno portato a una conclusione.
Il tempo è l’unico rimedio, il tempo che tutto diluisce e la capacità di perdonare se non chi ci ha delusi, almeno noi stessi per esserci fatti deludere.
La delusione è l’altra faccia della speranza e della fiducia, e a essere speranzosi e fiduciosi spesso si finisce a piangere. Ma altrettanto spesso no.
La vita ha momenti splendidi e momenti terribili, passano entrambi, e probabilmente non apprezzeremmo la gioia senza il dolore.
La delusione ha il fine utimo di farci aguzzare lo sguardo e affinare l’istinto, ci insegna non a essere chiusi e sospettosi, ma a essere fiduciosi con riserva.
Tutto ciò che ci accade deve servire per farci diventare persone migliori, non certo peggiori.
Le persone che incontriamo, le situazioni professionali in cui ci troviamo, sono quelle che sono, sta a noi comprendere e agire di conseguenza.
E se l’istinto ci dice che quella tal persona o quella proposta non sono per noi, diamogli retta.
Del resto senza l’istinto, col cavolo che da Australopithecus passavamo a Homo sapiens sapiens!
Un paio di suggerimenti spiccioli dettati dall’esperienza…
Quando il mio cervello si arrovella su una delusione o un problema, lo distraggo con un altro pensiero, ovviamente di mia scelta e di natura gioiosa o giocosa. Anche l’organizzazione quotidiana può aiutare a tenere a bada pensieri ricorrenti e stress emotivo.
Se poi riesco a prendermi un po’ in giro, so per certo che anche questa è superata.
Voi, invece, che trucco usate?
Buona vita a tutti, e vivetela bene,
nessun altro lo farà per voi
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