Se lo puoi sognare, lo puoi fare

Quando nel 2012 decisi che, in fondo, se lo puoi sognare lo puoi fare, e smisi di fare il commercialista per essere semplicemente una madre di famiglia con l’hobby della scrittura, metà delle persone che conoscevo pensarono a un colpo di sole, l’altra metà che non sapessi bene cosa volevo dalla vita.

Quando nel 2016 decisi che volevo essere un editore, la maggior parte delle persone che conoscevo pensarono che la pazzia latente che mi contraddistingueva fosse, alla fine, diventata manifesta.

Solo poche persone mi dissero: ma cosa stavi aspettando?

E senza pensarci due volte salirono su questa nave che voleva veleggiare nel mondo dell’editoria.

Sono stati tre anni durissimi, del resto anche per San Giorgio uccidere il drago non è stata una passeggiata. Ma non ci siamo mai, mai e poi mai date per vinte.

Lilli Luini, Patrizia Emilitri e io credevamo e crediamo profondamente che la letteratura sia cosa seria, che i lettori non debbano essere presi in giro e che gli scrittori debbano trasmettere qualcosa che vada oltre le parole stampate.

Perché in un libro c’è sempre una frase scritta solo per chi sta leggendo.

È stato molto complicato, ma le soddisfazioni sono arrivate. Perché, alla fine, se lo puoi sognare lo puoi fare.

Le Edizioni il Vento Antico non sono più una casa editrice sconosciuta nel mondo dell’editoria italiana.

Due numeri uno nelle classifiche Amazon.

Quattro libri nei primi 100 posti nella classifica dei thriller storici.

Quattro premi internazionali nel 2018.

Tre libri tra i più regalati di Amazon da oltre quattro mesi.

Ma una casa editrice tratta libri, non un genere di consumo qualsiasi, i libri sono il cibo per la mente, e un bilancio in attivo non può e non deve essere il fine ultimo di chi lavora in questo settore.

Per le Edizioni il Vento Antico la vera soddisfazione per aver fatto un ottimo lavoro non sta nella differenza tra profitti e costi. I numeri vanno bene per un bilancio, ma non suscitano alcuna emozione. Tranne quando arriva il momento di versare le imposte, parola di ex commercialista.

I libri, invece, sì. Suscitano emozioni, fanno compagnia, ci fanno da maestri o semplicemente da compagni di merende. Non subiscono mode e sono sempre con noi.

E quando leggiamo le recensioni dei nostri lettori sappiamo con certezza che abbiamo fatto la scelta giusta e non importa quanta fatica ci è costata, ci costa e ci costerà.

Alle Edizioni il Vento Antico non importa se avete milioni di follower e quindi di potenziali acquirenti, quando leggiamo un manoscritto non vogliamo sapere nulla di chi lo ha scritto.

Ecco perché non chiediamo mai una biografia, noi vogliamo che sia il vostro libro a parlare per voi. E non importa se troviamo qualche errore o imprecisione (meglio di no, ma si può imparare).

Noi vogliamo trovare emozioni, quelle che tutti noi viviamo. Vogliamo ascoltare, sentire, percepire, toccare e annusare. Vogliamo vedere davanti agli occhi la storia che procede e arriva alla fine e voltare l’ultima pagina con un senso di perdita, ma anche di soddisfazione.

E quando leggiamo recensioni come questa che segue, non possiamo che dire che, in fondo, se lo puoi sognare lo puoi fare.

Un’editoria migliore.

Grazie a tutti gli scrittori della famiglia del Vento Antico e grazie a tutti i lettori che, nonostante i testi mediocri in circolazione, sanno che i libri sono altra faccenda.

Di seguito la splendida recensione de La scomparsa della vetta più alta d’Italia di Marilena Ratto e questo il link dove troverete l’originale 

“Cronistoria in diretta della mia lettura”
Divoro le prime 50 pagine tra Sardegna e Piemonte facendomi trascinare in questa avventura che mi fa presagire invenzioni e prodigi.
Amabile per me il richiamo al Père-Lachaise e ai suoi personaggi famosi tra le cui tombe ho tante volte passeggiato….

Si avverte il paradigma ignaziano… È molto gradevole l’andamento dove la storia può incontrare la cucina e la geografia in una narrazione che prende per mano e fa sorridere . Camillo ed Eugène diventano amici del lettore. Come non tifare per loro? Continua…..

Quasi a pagina 150. Il ritmo si intensifica e conduce il lettore come in una fiaba. Non per lusinga ma la melodia mi riporta a Saramago , come sulla sua zattera di pietra. Continua..

E come in una fiaba i luoghi si rincorrono e si perdono i confini, forse è proprio così che dovrebbe essere il nostro mondo. Un luogo dove l’Indiano di Calcutta rincorre la strega di Triora, dove il portoghese può dialogare con un gitano della Camargue o un mangiatore di fuoco….. Continua….

Ed il lettore, che ha percorso in poche ore un vasto mondo , che corre dalla val Pelice al Tibet – passando per Dolceacqua-, si trova ad ammirare una montagna e sente la magia e la fatica della salita. È quasi alla fine del racconto ma, chissà, forse è solo un inizio. Continua…..

Il Grand Rouvet è lì, non è né menzogna né mistificazione, è la montagna che ognuno di noi ha dentro di sé e scalarla è la nostra intima missione. Camillo ed Eugène, con sacrificio ed onestà, ci indicano il cammino. Continua…..

E così l’arte trasforma il reale e Turner ci ricorda che l’uomo può “intravedere tutto quello che c è da intravedere”, ed è, ancora una volta, l’importanza del nostro impervio cammino che risalta. Continua……

E poi la ragione, fredda logica, dell’alpinista inglese (non poteva che essere inglese o al più tedesco) che sembra volerci strappare la fiaba in nome del rigore, negandoci la poesia e imponendoci la cronaca. La fine si avvicina. Continua…..

Che dire a Chiara e a te? Io quella montagna l’ho vista e la vedo. E in cima,tra la nebbia, mani amiche, mani affettuose, mi salutano.

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