Florida, The Sunshine State – Part Two

Dopo Sarasota saliamo verso Tampa. Per entrarvi percorriamo il Sunshine Skyway Bridge uno spettacolare ponte di acciao e cemento lungo quasi sette chilometri.

Tampa è la città dei Buccaneer ?‍☠️ la squadra di football locale e del pirata José Gaspar  che mise a ferro e fuoco la città e si guadagnò una parata annuale, la Gasparilla Parade of Pirates.

Questo (vi pare che si possa festeggiare l’Attila Day?) e soprattutto l’assenza di documentazione storica danno credito a coloro che lo vogliono un personaggio di fantasia. Ma tant’è che i pirati hanno il loro fascino, quindi, vero o non vero, ogni anno a fine gennaio tutta Tampa inscena la presa della città da parte dei pirati festeggiando notte e giorno. Mio marito vi ha assistito e mi assicura che ne vale la pena. A giudicare dalle immagine ci credo.

La down town di Tampa è per buona parte costruita a ridosso dell’Hillsborough river, il corso d’acqua che l’attraversa per sfociare nel Golfo del Messico.  Fuori dalla città è un fiume suggestivo, ricorda quelli delle grandi piantagioni coloniali del sud, circondato da campi e alberi vetusti da cui penzolano festoni di Spanish moss.  Il muschio che penzola ha sicuramente un certo qual fascino con la luce del sole quando ha il colore delle chiome degli ulivi. Tuttavia, al calar delle tenebre, il fenomeno assolutamente naturale dell’umidità che sale in volute impalpabili dal terreno tramuta lo Spanish moss che ondeggia dai rami in spettri, ectoplasmi e in quanto di peggio la fantasia può immaginare.

Comunque sia, in città non c’era spazio per una camminata lungo il fiume, così l’hanno costruita. 8 km sospesi sull’acqua, dove si può camminare, andare in bicicletta, passeggiare i cani o semplicemente ammirare un paesaggio a metà tra la metropoli e la natura.

Anche qui, come a Central Park, ci sono decine di scoiattoli, per niente intimoriti dall’uomo. E falchi,  moltissimi  falchi che volano in cielo. A volte si fermano sui cornicioni dei palazzi più alti rimangono lì immobili con le ali spiegate, come fossero statue. Un inno alla libertà.

Attraversiamo l’Hillsborough su uno dei tanti ponti ed entriamo alla University of Tampa. Prima di essere un’università era un grande albergo costruito alla fine dell’800. Un hotel molto lussuoso e l’università ha mantenuto gli arredi originali, tappeti alti 5 cm, statue e  mobili di un’epoca ormai perduta.

Ammetto di invidiare il mio ragazzino di 16 anni che ha ancora tutta la strada davanti a sè. Mi rimetterei a strudiare domani  in un’università del genere, dove oltre allo studio si pensa al benessere fisico. Piscine e campi da tennis a disposizione degli studenti. (Nb. Io ho fatto la Bocconi, avete presente? ?)

NB
In America l’istruzione è estremamente costosa e spesso gli studenti sono costretti a sobbarcarsi di finanziamenti che peseranno sull’inizio delle loro carriere di giovani laureati.

Pausa di riflessione e via, verso Ybor City la parte storica della città.

Il quartiere,  fondato nel 1855 da Vicente Martínez Ybor un immigrato cubano era in origine popolato da immigranti cubani, spagnoli e italiani che lavoravano  nelle fabbriche di sigari. Ancor oggi molti negozi producono e vendono sigari confezionati con tabacco cubano originale.

E gli italiani sono diventati una comunità numerosa e prospera a giudicare dal loro club.

La fortuna ci assiste e senza saperlo arriviamo proprio all’inizio della Christmas parade.

Faccio una premessa, gli americani amano molto le feste da Halloween a Pasqua, dal Thanksgiving day a Natale. Sono festaioli, amano le occasioni per fare party e parate. Ho visto sfilare Jeep addobbate come alberi natalizi, carri che noi vediamo solo a carnevale, bande scolastiche, scuole di danza, saltimbanchi e gli immancabili politici, che cercano la simpatia degli elettori sorridendo e salutando a destra e a manca. Noi cantiamo, balliamo e festeggiamo come tutti gli altri.

Luca mi regala uno splendido cappello a La France, un negozio di Vintage che farebbe la felicità della mia amica Patrizia Emilitri.

Cappello in testa, e nuovo look, andiamo a mangiare in un ristorante Cajun,   un’etnia presente nel sud degli Stati Uniti che discende dai coloni francesi.

La  loro cucina è saporita, speziata  e  gustosa. Sfilano piatti giganteschi di ostriche freschissime, da mangiare con l’aggiunta di tabasco. Io non ne le amo molto, quindi opto per la carne servita con una pasta che deve essere una parente stretta dei nostri fusilli.

Dopo Tampa e Ybor City, puntiamo verso Clearwaters e le sue spiagge interminabili.  La giornata è freddina, almeno per gli standard della Florida, ma il posto è entusiasmante per la vastità, per la consistenza della sabbia e l’orizzonte. C’è pace, solo lo sciabordio dell’oceano e i gabbiani che pensano a dove volare.

Non potevano mancare i baywatch, rintanati per mancanza di bagnanti.

Risaliamo a malincuore in auto e torniamo a sud, di nuovo a Sarasota.

Ho costretto Luca a tornare dagli Amish, è lui è stato ben felice di accontentarmi. Il Carlisle è, non prendetemi per una seguace della new age, impregnato di energia positiva. Ma questa è un’altra storia che vi racconterò la prossima volta e magari parleremo anche di cibo. Vorrei sfatare una leggenda metropolitana che vuole che negli USA si mangi male. Non è sempre vero, parola di cuoca.

Buona vita a tutti voi, e vivetela bene,
nessun altro lo farà per voi.

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