Crociera sul Nilo, sulle tracce di Agatha Christie

Sette giorni tra Il Cairo e il Nilo

Come si festeggiano venticinque anni di matrimonio? Con una crociera sul Nilo, da Luxor ad Aswan.


Giorno 1 – Arrivo al Cairo

Arriviamo al Cairo in serata, all’inizio della nostra crociera sul Nilo.
Io e Luca siamo qui per questo. Venticinque anni non capitano tutti i giorni.
Il tempo di attraversare l’aeroporto, salire in auto, osservare dal finestrino una città che mi stordisce: non ho mai visto un traffico simile, nemmeno a New York! Auto, furgoni, camion e scooter. Età media: quarant’anni. La festa dei gas di scarico. E poi la colpa del riscaldamento globale è mia perché d’estate sudo. È buio e, ciò nonostante, il Cairo è pieno di vita, voci, colori e odori (smog compreso).

Il ritardo dell’aereo ha fatto saltare la visita al Museo Egizio. Se i miei pensieri poco caritatevoli fossero profezie, questa notte qualcuno a Malpensa passerà molto tempo in bagno.
Per il momento c’è solo il Cairo notturno, il caldo che non è intenso ma è così piacevole per chi arriva dal freddo, e la sensazione di essere vicini a una porta che aprirà sul passato.

crociera sul Nilo Cairo al tramonto

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Giorno 2 Piramidi, Saqqara e Memphis

Le Piramidi non hanno bisogno di introduzioni.
Sono lì, come sono sempre state, e se tanto mi dà tanto, lo saranno sempre.

La prima cosa che si pensa, non appena le si intravedono lontane ma già imponenti, è: wow!

Lo so, non è una grande pensata, ma stupore, meraviglia, soggezione, estasi, curiosità, incredulità e mille altre sensazioni che si combattono in petto e nel cervello lasciano poco spazio alle parole, quindi, wow! Assolutamente wow!

A Giza si capisce subito una cosa: l’Egitto non spiega, si impone.

Le piramidi sono tre: Chefren, Cheope e Micerino. Tutte hanno una storia; su ognuna di loro sono state dette e scritte milioni di parole che, comunque, non preparano il visitatore. Non impressionano per grandezza, ma per indifferenza. Sono lì e le migliaia di pietre che ci sono volute per costruirle sembrano ricordarci che polvere siamo e polvere ritorneremo. Concetto che per loro non vale nonostante siano di arenaria.

Da lì ci spostiamo verso Saqqara. La Piramide a gradoni di Djoser è diversa, più antica, più essenziale. È come se un uomo si fosse svegliato cinquemila anni fa con un’idea che fino ad allora nessuno aveva avuto. Ohibò, avrà pensato, una piramide a gradoni sarebbe proprio il progetto giusto da sottoporre al faraone. Camminarci intorno significa assistere a un esperimento riuscito, anche se poi fu perfezionato nei secoli successivi.

Memphis arriva dopo. O meglio, ciò che ne resta. Una capitale che oggi si visita in silenzio, tra frammenti, statue, spazio aperto. Il colosso di Ramses II, disteso a terra, è impressionante. La regalità non ne risente. Immagino cosa fosse quando si ergeva in tutta la sua altezza. Quel che si dice essere un uomo che si impone.

Il Museo Egizio è ormai definitivamente fuori programma. In compenso, oggi abbiamo attraversato a piedi la storia.

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Giorno 3 – Crociera sul Nilo: Luxor, Karnak e Tempio di Luxor

Il volo interno ci porta a Luxor.

Piccola chiosa. Se venite da queste parti e avete il vizietto del fumo, mettete gli accendini in valigia, non nel bagaglio a mano. C’è un tizio alla dogana che, prima vi fa sentire degli irresponsabili come se stesse cercando di imbarcare un’arma, e poi, semplicemente, s’intasca il Bic. Fosse stato un Cartier d’oro, ora starei scrivendo da una prigione egiziana in attesa di estradizione.

Non è la prima volta che vengo a Luxor, e credo non sarà l’ultima. Questa città ha un fascino che mi ammalia, mi strega e mi fa volare con la fantasia. Qui il Nilo è una presenza costante, non uno sfondo. Ampio, placido e, non fosse per le piene a cui ha messo fine la diga di Assuan, probabilmente identico a quello che attraversava l’antico Egitto. È proprio davanti a queste acque che è nata l’idea di Intrigo a Luxor, secondo capitolo della serie La contessa e il maggiordomo.

Il complesso di Karnak è vasto, articolato, stratificato. E anche qui la parola d’ordine è: wow. Permettetemi una considerazione: io sono italiana e, come tutti gli italiani, abituata alla storia, alla bellezza e alla grandiosità del passato; ciò nonostante, la storia egiziana ha il potere di ammutolirmi e imbambolarmi. Fossi stata americana, con una storia molto breve alle spalle, sarei stramazzata al suolo, vittima di un colpetto da sindrome di Stendhal?

Comunque sia, Karnak non si visita: si percorre in religioso stupore. Ci sono voluti secoli per costruirlo, ogni dinastia ha lasciato un segno, senza cancellare quelli precedenti. Colonne, cortili, obelischi: tutto convive armoniosamente, qualcosa è crollato, ma anche in rovina rimane comunque un’opera d’arte.

Il Tempio di Luxor, al tramonto, è diverso. Più raccolto, più urbano. Era legato alla città, alla vita quotidiana, alle processioni. Pare che fosse il luogo di villeggiatura di Amon Ra, che veniva portato qui a spalla lungo il viale degli arieti.

Durante la mia prima visita, trent’anni fa, non era ancora stato completamente scavato dalla sabbia; ora lo si può percorrere per tutta la sua lunghezza. Una vera e propria passeggiata dentro la storia.

È la sera del primo giorno di crociera. La nave ci aspetta.

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Giorno 4 – Crociera sul Nilo: Valle dei Re, Medinet Habu e navigazione

La Valle dei Re va affrontata presto. Il caldo arriva rapidamente e, quando te ne accorgi, sei già bello che arrostito. Ci si arriva attraverso una gola e ce la si trova davanti in tutta la sua desolazione: è una valle circondata da colline rocciose e brulle, niente vegetazione, niente acqua, solo rocce e sabbia. E turisti.

Le tombe sono scavate nella roccia, decorate con precisione, pensate per durare.

Quella più famosa, su cui pare pendere una maledizione, è subito dopo l’ingresso sulla destra. Ammetto che ha un certo fascino, sarà perché nella mia mente le immagini di Lord Carnarvon e Howard Carter al lavoro si sovrappongono alla realtà.

Visitiamo quella di Ramses IX. Ha dell’impossibile scendere nel ventre della collina e ammirare dipinti e geroglifici che hanno almeno quattromila anni, ma sembrano essere stati dipinti ieri.

A Medinet Habu, il tempio di Ramses III è potente, narrativo, quasi politico. Le scene di battaglia sono ovunque. Qui il faraone, che deve aver ben appreso la lezione di Ramses II, fa propaganda, grandiosa, roboante e, probabilmente, falsa. Io sono il più grande, il più vittorioso e il più forte. In pratica, io sono io e voi non siete niente. Ammettiamo che in questo caso la cosa possa anche essere veritiera.

I Colossi di Memnone osservano tutto da millenni, ma non senza voce. Narra la leggenda che quando il vento soffia dal Nilo le due enormi statue cantino. Io non le ho sentite, ma se credo a Babbo Natale perché non credere a questa?

Nel pomeriggio si salpa. La navigazione inizia davvero.

Di notte passiamo le chiuse di Esna. Si sente il movimento dell’acqua, saliamo, saliamo e saliamo come una barchetta in una vasca da bagno e poi di nuovo in navigazione.

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Giorno 5 – Crociera sul Nilo: Edfu, Kom Ombo e il Nilo

Il Tempio di Horus a Edfu è uno dei meglio conservati d’Egitto. Massiccio, simmetrico, quasi severo. Qui, come in altri templi più a sud, i geroglifici e le immagini sono stati scalpellati via da zelanti cristiani. In alcuni casi, come il tempio di Luxor e quello di Philae ad Assuan, oltre a distruggere vere opere d’arte, si sono impossessati del luogo e lo hanno trasformato in chiesa. Chissà, magari la scienza del riciclo nasce da lì.

La navigazione tra Edfu e Kom Ombo è uno dei momenti più riusciti del viaggio. Le rive scorrono lente, verdi, poco abitate. Il fiume è il centro di un mondo fatto di sponde rigogliose che si dissolvono nel deserto e nelle colline rocciose. Qui il tempo non esiste, se non fossimo a bordo di una nave a motore, potremmo essere nel 2025 a.C.

Giungiamo a Kom Ombo: un tempio doppio, dedicato a due divinità, a Sobek (dio coccodrillo) e a Horus (dio falco). Qui c’è anche il nilometro più antico.

E qui incontriamo la regina indiscussa del giallo, che ha accompagnato milioni di persone in Egitto con l’inimitabile Assassinio sul Nilo. Una coppia appare tra le colonne, li guardo con attenzione e, per Bacco, o meglio, per Horus, sono proprio loro! Linnet Ridgeway-Doyle e Simon Doyle. Non sono loro, ça va sans dire, ma due simpaticissimi tedeschi che, evidentemente, sono innamorati pazzi di Agatha Christie.

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Giorno 6 – Crociera sul Nilo: Aswan, Abu Simbel, Elefantina

La giornata inizia presto: alle due e mezza, partenza alle tre. Ma per quello che ci aspetta sarei stata sveglia anche per tre giorni consecutivi. Abu Simbel non è vicino e il tragitto è lungo. Una linea di asfalto che taglia il deserto, che a tratti non è più deserto, ma un susseguirsi di coltivazioni realizzate grazie all’irrigazione, acqua gentilmente offerta dalla diga di Assuan. Non spontaneamente però, perché il lavoro di ingegneria sottostante ha un che di faraonico.

Non vorrei ripetermi, ma dopo aver aggirato una collina (ricostruita come tutto il resto), ci ritroviamo di fronte alla facciata del tempio di Ramses II: wow!

Non lo descrivo, non ci riuscirei, nonostante le parole siano il mio mestiere. Sono annichilita di fronte alla grandiosità dell’opera per due motivi. Il primo: a differenza delle piramidi di cui si ammira l’opera di ingegneria, qui si ammira anche la maestria degli scalpellini, dei decoratori e di tutti gli artisti che hanno contribuito alla realizzazione. Il secondo: l’immenso lavoro svolto da un team di ingegneri italiani.

I templi, quello di Ramses II e quello della sua sposa prediletta Nefertari, sono stati spostati blocco per blocco negli anni Sessanta perché, con la creazione della diga di Assuan, sarebbero stati sommersi, e rimontati 65 metri in altezza e circa 200 metri nell’entroterra rispetto alla loro posizione originaria.

Rientrati ad Aswan, l’atmosfera cambia. Più rilassata, più africana. Elefantina è verde, abitata, viva. Non è un sito monumentale, ma un luogo dove la gente, tante scolaresche, si immerge nella natura di un rigoglioso giardino botanico.

Il mercato delle spezie di Aswan è un intreccio di profumi, voci, colori. Ci si passa senza fretta, per riempirsi gli occhi di colori e le narici di profumi orientali.

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Giorno 7 – Crociera sul Nilo: Philae e ritorno al Cairo

Il Tempio di Philae, sull’isola di Agilkia, si raggiunge in barca. È dedicato a Iside ed è, a mio parere, uno dei luoghi più belli dell’Alto Egitto. L’acqua lo circonda, lo protegge e, come per Abu Simbel, ha rischiato di nasconderlo a occhi umani. Anch’esso è stato spostato, blocco per blocco, di circa cinquecento metri dalla sua posizione originaria sull’isola di Philae. 

Prima del rientro, il mercato dei profumi. Un rito turistico, sì, come avrei potuto resistere all’immersione nel mondo delle essenze del mio maître parfumeur, Agata Cristiani? L’ho fatto anche per voi, lettori di Delitti e profumi.

Ci dirigiamo all’aeroporto, torniamo al Cairo. Dormiamo lì. Il giorno dopo si rientra in Italia. Il viaggio è finito, ma i ricordi che ci portiamo nella mente e nel cuore resteranno per sempre con noi.

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