Londra: un weekend tra storia, imperi e musei

«Londra è il più grande concentrato di vita umana, il compendio più completo del mondo.»
Henry James

Londra, giorno 1 – Avvocati, templari e teste coronate

E così l’affrontiamo, camminando. Molto.

Il nostro primo giorno inizia negli Inns of Court, adiacenti a Chancery Lane.
Lincoln’s InnInner TempleMiddle Temple e Gray’s Inn sono i luoghi storici in cui i barristers hanno – ancora oggi – i loro uffici.
Cortili silenziosi, facciate imponenti, finestre a volta: un insieme rimasto sorprendentemente intatto, che affascina e intimorisce in egual misura.

 

Pochi passi ed eccoci su Fleet Street, famosa per la stampa ma, nella sua parte occidentale, profondamente legata al mondo legale. Qui si sono concentrati per decenni giornali, potere e ambizione, lasciando tracce evidenti nel carattere della strada. Eppure, come spesso accade a Londra, tutto questo convive con una discrezione quasi ostinata.

Poi lei: Temple Church.
Lo ammetto: sono pazza per i Templari. La chiesa rotonda, le effigi scolpite dei cavalieri, la sensazione netta che qui si siano intrecciati fede, potere e mistero in parti uguali. Non mi sento in visita, più che altro in pellegrinaggio. E mentre guardo quelle figure distese, immobili da secoli, mi torna alla mente quanto fosse sottile, nel Medioevo, il confine fra sacro e politico: uno scambio continuo, spesso pericoloso, sempre affascinante.

 

 

Si prosegue verso la Tower of London. Qui entra in scena lui, inevitabilmente: Enrico VIII, il re per cui le donne perdevano la testa… e non in senso figurato.

Nella foto sotto, il punto esatto dove Anna Bolena perse la sua. Se vi piace la storia inglese leggete un romanzo di Philippa Gregory: oltre a essere splendidi, sono molto istruttivi.

Nel mio romanzo Il re della piadina, la protagonista Guenda Brunelli, in viaggio d’affari con Delmo Ravaioli, racconta proprio la storia del sovrano ossessionato dalla dinastia. Naturalmente, la vicenda prende una piega tutta sua — simpatica e, a tratti, esilarante.

Mogli, tradimenti, potere esercitato senza mezze misure. La Torre non racconta favole. Qui la storia non è addolcita né spiegata: è rimasta com’era, e tocca a chi entra decidere come guardarla.

Attraversiamo il Tower Bridge. Non servono frasi ad effetto: basta guardarlo. È uno di quei luoghi che, per quanto conosciuti, sorprendono sempre. E quando l’inverno fa il suo mestiere – cielo basso, luce fredda e quel vento gelido che ti taglia la faccia – il ponte diventa perfino più londinese, se possibile.

London Bridge is down. Questa era la frase in codice specifica, pronunciata dal segretario privato della regina, per annunciare al Primo Ministro britannico che la Regina era deceduta.

La passeggiata prosegue lungo il Tamigi, costeggiando la City of London School, una delle scuole più antiche e prestigiose della città, fondata nel 1442 per offrire istruzione ai figli dei cittadini di Londra. Ancora oggi guarda il fiume, come se fosse parte integrante della sua identità: un’istituzione severa, riservata, profondamente londinese.

A cena io e Luca mangiamo un curry rosso che ci ha assassinato le papille gustative.

🔗 Approfondimenti – Giorno 1
Inns of Court: https://www.historic-uk.com/HistoryUK/HistoryofEngland/Inns-of-Court/
Temple Church: https://www.templechurch.com
Tower of London: https://www.hrp.org.uk/tower-of-london/
Tower Bridge: https://www.towerbridge.org.uk


Londra, giorno 2 – Imperi, ammiragli e luci natalizie

Il secondo giorno si apre alla Somerset House.

Brevissima storia, perché qui bisogna sempre darsi un contegno: residenza reale, poi edificio governativo, oggi spazio culturale. In inverno, il cortile si trasforma in una pista di pattinaggio sponsorizzata Moët & Chandon. Pattinare in un luogo del genere è un esercizio di stile, anche quando – lo confesso – si resta aggrappati alla balaustra con la dignità di chi finge di farlo per ammirare l’architettura. Del resto, lo champagne può destabilizzare.

Pochi minuti a piedi e si arriva a Trafalgar Square. Al centro, l’ammiraglio Horatio Nelson, che a Trafalgar le ha suonate a Napoleone Bonaparte. Londra non dimentica le sue vittorie, ma le espone con quella eleganza un po’ marmorea che le riesce naturale: solenne, senza essere teatrale.

E tu, sotto la colonna, fai un rapido calcolo mentale di quanto sia piccolo un essere umano quando decide di misurarsi con la Storia.

Si passa davanti a Downing Street. Il primo ministro lavora lì, dietro una porta famosa quanto sobria. Il potere britannico non ama ostentare: preferisce resistere, durare, restare in piedi anche quando il vento cambia. È un approccio che si può criticare, certo, ma non si può negare che abbia una sua coerenza quasi ostinata.

 

Poi Westminster: Parlamento e Abbazia. La politica e la spiritualità affiancate da secoli nello stesso spazio urbano, a ricordare quanto potere e fede abbiano camminato a lungo l’uno accanto all’altra nella storia inglese e, non di rado, si siano pestati i piedi. Qui Londra non è soltanto bella: è pesante di significato, e allo stesso tempo incredibilmente “normale”, perché intorno a tutto questo la città continua a fare la città.

 

 

Attraversiamo St James’s Park, curato, elegante, estremamente british, fino a Buckingham Palace.

La monarchia qui si mostra in tutta la sua grandiosità e noi, comuni mortali, la contempliamo con un certo rispetto. Un po’ in soggezione, si deve ammettere. Non è devozione: è rispetto per un’istituzione che dura da secoli.

Il pomeriggio inoltrato scivola verso Soho, tra locali e luci, e poi verso il grande magazzino più antico, Liberty, che sembra un maniero Tudor finito lì per errore. E tuttavia è un errore magnifico, perché Londra è anche questo: la capacità di far convivere epoche diverse. La monarchia, con le sue regole centenarie, ne è la prova.

 

Infine Regent Street, con le illuminazioni natalizie, e Piccadilly Circus, dove il traffico è pazzesco e perfettamente londinese: una coreografia caotica che ti riempie di meraviglia e ti costringe a stare con il naso all’insù.

A cena in un tipico pub londinese… io, Luca e litri di Guinness!

🔗 Approfondimenti – Giorno 2
Somerset House: https://www.somersethouse.org.uk
Westminster Abbey: https://www.westminster-abbey.org
Buckingham Palace: https://www.rct.uk/visit/buckingham-palace
Liberty London: https://www.libertylondon.com


Londra, giorno 3 – Cupole, dinosauri e goodbye Londra

L’ultimo giorno inizia con St Paul’s Cathedral. La cupola riporta inevitabilmente alla memoria Mary Poppins, ma il pensiero dura un attimo. Qui la storia è un’altra: Londra bombardata, Londra rimasta in piedi. Ci si ferma a guardare, senza fretta, poi si entra per una visita. E ne vale la pena.

Londra St. Paul

Poi il Natural History Museum. Dinosauri giganteschi, ossa, tempo geologico. Una salutare ridimensione dell’ego umano, e anche una consolazione. Darwin sarebbe d’accordo.

Passeggiamo a Knightsbridge, entriamo da Harrods. Qui la memoria corre a Diana Spencer e Dodi Al-Fayed. Alcuni luoghi trattengono le assenze e anche le essenze, quelle dei grandi marchi esposti. Harrods è un mondo a sé, ordinato, dove tutto sembra studiato per non lasciare spazio all’improvvisazione. Ci si muove dentro con una certa disciplina, come se anche il desiderio compulsivo di shopping dovesse mantenere un tono educato.

Nel tardo pomeriggio National Gallery.

E poi la sera. Nevica. Londra sotto la neve è un incanto e – come tutti gli incanti – dura poco, giusto il tempo di farti credere che la città si sia fatta più gentile per salutarti.

Il giorno dopo si torna a casa. Con quella malinconia buona, quella che non pesa. Londra non si saluta mai davvero. Si mette in pausa, in attesa della prossima visita.

🔗 Approfondimenti – Giorno 3
St Paul’s Cathedral: https://www.stpauls.co.uk
Natural History Museum: https://www.nhm.ac.uk
National Gallery: https://www.nationalgallery.org.uk


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