Partiamo dal porto di Victoria, sull’isola di Mahé, alla volta di Praslin e La Digue.

Se non soffrite il mal di mare e non avete paura di navigare, scegliete una barca piccola da uno dei numerosi tour operator dell’isola, altrimenti salite a bordo di un grande, stabile e comodo traghetto di linea, per una traversata più confortevole e corta.
Praslin e La Digue: cosa vedere in un giorno
Ci vuole circa un’ora per giungere a Praslin, la prima tappa della giornata.
Seconda isola in ordine di grandezza, si trova a 36 km a nord-est di Mahé e a 6 km da La Digue.
Il nome originale dell’isola era Isle de Palme (Isola delle Palme), difatti ce ne sono molte, moltissime e, nella Vallée de Mai ce ne sono di speciali. È proprio lì che dirigiamo appena attraccati… con le gambe molli, la schiena acciaccata e lo stomaco in gola… il capitano era uno dalla timonata garibaldina…


Oltre che per le spiagge e la vegetazione incontaminata che condivide con tutte le altre isole dell’arcipelago delle Seychelles, Praslin deve la sua fama proprio alla Vallée de Mai, una riserva naturale, unico posto al mondo, oltre alla piccola isola di Curieuse qui di fronte, dove crescono i Coco de Mer o cocchi di mare.

Dal porto alla Vallée de Mai ci vogliono una decina di minuti, sufficienti per lasciarsi alle spalle la civilizzazione, per nulla invadente e molto semplice, della cittadina di S.te Anne e inerpicarsi in mezzo alla foresta.

Curiosità. Trent’anni fa dovetti scarpinare per un’ora buona prima di riuscire ad avvistare un Coco de Mer, su un sentiero praticamente inghiottito dalla vegetazione e inseguita da sciami di insetti voraci.
Ora la faccenda si è molto semplificata, vi lasciano a poche decine di metri da diverse piante che potete ammirare dal ciglio della strada. Questo, se da un lato ci ha tolto il fascino dell’avventura, dall’altro ci fa sperare che il Coco de Mer non sia più in estinzione. Comunque sia, adesso c’è anche un museo a lui dedicato dove è interessante ascoltare la particolarità di quest’albero.



Il frutto del Coco de Mer ha un diametro di 50 cm e un peso di 15–22 kg e richiede 6-7 anni per giungere a maturazione. La particolarità non finisce qui, infatti vanta anche il primato del seme più grande del regno vegetale, ma non solo.

Come potete notare voi stessi il Coco de Mer ha una straordinaria rassomiglianza con il fondoschiena femminile…

Il nome Coco de Mer deriva dall’antica credenza che li voleva crescere negli abissi.
La sua quasi estinzione e la esclusiva presenza nelle due isole dell’arcipelago delle Seychelles deriva dalla particolare struttura del seme, molto grande, ma anche privo di mallo a maturità, fatto che ne rende impossibile la diffusione naturale mediante il trasporto con galleggiamento mediato dalle correnti marine, come avviene per la palma da cocco. Infatti il seme maturo ha peso specifico superiore a quello dell’acqua e quindi non galleggia.
E nemmeno si mangia.
Dopo la Vallée de Mai si prosegue in direzione nord e verso Anse Lazio, giudicata dal National Geographic la più bella spiaggia di Praslin e una delle più belle dell’intero arcipelago.


Acqua azzurra, palme che la delimitano, sabbia bianca e finissima, rocce granitiche rosse, un vero paradiso, non c’è dubbio, ma per godersela appieno si deve visitarla molto presto. La folla è sempre folla, anche qui alle Seychelles.
Se avete in programma anche la visita a La Digue è di nuovo ora di ripartire.
Si torna al porto e ci si imbarca di nuovo e dopo una ventina di minuti eccoci qui.

Cosa vedere a La Digue
La Digue. Più di un quarto di secolo fa ci arrivai sotto un diluvio universale e anche questa volta le cataratte si sono aperte. Ma so cosa mi aspetta e non mi importa, questa isola merita qualche sacrificio.



Come è solito succedere a queste latitudini, il diluvio termina e il sole fa capolino tra le nuvole e noi siamo liberi d’inforcare la bicicletta.
Proprio la bicicletta, perché qui si gira a piedi, con un carretto trainato dai buoi, con uno dei pochissimi pulmini aperti o, per l’appunto, in bicicletta. Se non siete ciclisti o atleti allenati, nessun problema. Non esiste traffico, le strade sono tutte in pianura anche se non sono asfaltate. Non troverete salite a meno che vogliate avventurarvi fino al Bel Vue, rilievo centrale dell’isola di ben 300 metri.

Puntiamo verso sud e attraversiamo l’Union Estate.

Una vecchia casa colonica è il fulcro della tenuta, dove si concentrava l’industria principale dell’Isola di La Digue: la produzione dell’olio di cocco ricavato dalla polpa essiccata delle noci di cocco, detta copra, spremuta con un torchio.

Procedendo sulla strada che taglia la piantagione, pedalerete tra palme da cocco, ça va sans dire, vaniglia, ibiscus, gigli orchidee, mandorli Indiani, alberi di Takamaka (simbolo delle Seychelles) e prati tenuti come campi da golf. Più avanti s’incontra un grande recinto di pietra.

Fermatevi, è l’occasione giusta per fare la conoscenza ravvicinata di una Aldabrachelys gigantea, per gli amici tartarugona.


Animali buffi, ma longevi, si dice che l’esemplare più vecchio sia Jonathan, che nel 2019 ha festeggiato i 187 anni.

Ci fermiamo un po’ a distribuire le foglie di cui sono ghiotte e le guardiamo muoversi lente e determinate. Intorno solo silenzio e natura, io e Luca siamo gli unici al momento e potremmo essere anche in un altro secolo quanto il tempo qui sembra assolutamente privo di significato.
A malincuore risaliamo in bici e puntiamo diretti ad Anse source d’Argent, la spiaggia più fotografata e filmata al mondo.
Lasciate la bicicletta nel parcheggio, in pratica appoggiata a una palma, e procedete a piedi lungo un sentiero stretto tra vegetazione e rocce che paiono cadute dal cielo.


Duecento metri e sbucate all’aperto, dove vi ritroverete con gli occhi spalancati davanti all’ideale perfetto di spiaggia del sud.





Oggi, 11 dicembre, è il nostro anniversario di matrimonio e io e Luca abbiamo deciso di trascorrerlo proprio qui.

Seduti a mollo nell’acqua calda e cristallina, se si sta fermi i pesci vengono a curiosare, abituati a ricevere qualcosa da mangiare.

In acqua, a mollo vicino a noi, ci sono dei cani. Non so resistere. Io amo i cani e dopo dieci giorni lontana da casa e dai miei, non posso proprio trattenermi.
Si fanno coccolare con sopportazione ma, non appena lancio un legnetto, mi guardano con compatimento. Ops, non erano qui per giocare, ma per tener d’occhio i pesci.

Le ore passano indolenti, camminiamo in esplorazione e non possiamo non chiederci come diavolo sono arrivate qui queste rocce gigantesche. Ci lanciamo in supposizioni pindariche mentre in acqua ci riempiamo gli occhi e la mente di questo paradiso.
Il tempo è volato e la barca che ci riporterà a Mahé ci aspetta, un ultimo sguardo e so che qui ci lascio il resto del cuore.

Per sapere di più sulle Seychelles leggi: Le Seychelles, isole a metà tra sogno e utopia – Parte prima
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