Le Seychelles, isole a metà tra sogno e utopia – Parte prima

Il primo scorcio delle Seychelles che avrete è quello dall’aereo: spiagge bianche incontaminate e natura rigogliosa, ovvero un pezzetto di Eden.

Premetto che c’ero già stata nel lontano 1992, in piena guerra del Golfo. Alla partenza, io e mio cugino Andrea eravamo gli unici a Malpensa con soldati, polizia e cani anti bomba. Ma la pazzia di partire in un periodo tanto ingrato è stata ripagata da 20 giorni di puro paradiso, tant’è che ci lasciai un pezzetto di cuore. Adesso ce l’ho lasciato tutto. Comunque sia, dovunque sono ritornata dopo tanti anni, quasi trenta, sono stata assalita dalla malinconia dei bei tempi perduti. Trovare luoghi che abbiamo amato cambiati in peggio, non rallegra lo spirito.

Ma 20 anni di matrimonio non si festeggiano tutti i giorni e le Seychelles erano il posto giusto per farlo, difatti…

Iniziamo come mia consuetudine con un pezzetto di storia.

Le Seychelles erano già state esplorate probabilmente dagli Arabi e dagli Austronesiani molto prima dell’arrivo degli Europei. I Portoghesi iniziarono a rappresentarle sulle carte geografiche all’inizio del 1500 e i francesi tentarono di colonizzarle nel 1742 con così poco entusiasmo che nel 1746 abbandonarono l’impresa.

Ora, riflessione personale, data la natura estremamente rigogliosa e ospitale del posto che ripagò con grande produttività  i tentativi di coltivazioni dei coloni, il clima assolutamente favorevole alla vita dell’uomo, la pescosità del mare, l’unico motivo che posso immaginare per l’abbandono è che in quell’epoca quasi nessuno nuotava e assolutamente nessuno si metteva in costume.

La Guerra dei Sette anni (1756-1763), con i suoi risvolti intercontinentali, richiama l’attenzione della Francia sull’arcipelago: da Mauritius vengono inviate due navi, al comando di Corbeille Nicholas Morphey che,  in nome della Compagnia francese delle Indie orientali, prende ufficialmente possesso delle isole, battezzate Séchelles (poi anglicizzate in Seychelles), in onore del ministro delle finanze Monsieur Séchelles. A quale italiano verrebbe in mente una cosa del genere?

Fino al 1809 furono colonia francese, dopo di che passarono all’Inghilterra che, per prima cosa, vietò l’importazione di schiavi dalla vicina Africa e nel 1835 abolì, come ovunque nei suoi domini, la schiavitù. Le Seychelles rimansero una colonia della corona britannica fino al 29 giugno 1976, quando diventarono una repubblica indipendente all’interno del Commonwealth.

Dicembre 2019, data della mia seconda, visita posso affermare con certezza che le Seychelles sono state governate in modo impeccabile attraverso il delicato passaggio da colonia a repubblica nel quale molte altre nazioni hanno fallito. Difatti il suo popolo attesta un tenore di vita superiore a quello di alcuni stati europei e nessuna delle isole è stata deturpata dalla costruzione selvaggia.

Se aggiungo l’alto grado di civilizzazione e di rispetto che vi si trova, le Seychelles sono isole a metà tra un sogno e un’utopia.

Se volete leggere la storia integrale, cliccate qui.

Generalmente l’arcipelago delle Seychelles è considerato composto da 115 isole, benchè la Costituzione delle Seychelles ne distingua 155, così suddivise:

Capito cosa s’intende per granitiche?

E ora, passiamo alla parte pratica.

La lingua principale è il francese, ma l’inglese è parlato da tutti. Fate quattro chiacchiere con i bambini che il sabato e la domenica troverete in spiaggia con i genitori e scoprirete che lo studiano bene fin da piccolini.

Poiché i seychellesi sono un popolo gentile e cordiale non avrete nessun problema in qualunque lingua del mondo voi parliate. Non è insolito chiedere un’informazione ed essere accompagnati direttamente da qualcuno felice di mostrarvi le meraviglie della propria nazione. La popolazione  è perlopiù creola, difatti il colore della pelle assume tutte le sfumature dal cioccolato al caffelatte.

Per chi noleggia un’auto, attenzione perché qui si guida a sinistra come in Inghilterra. Il traffico esiste solo  nella capitale sull’isola principale di Mahé. Ma non è certo al traffico che dovrete prestare la massima attenzione, ma agli autisti degli autobus che percorrono tutta l’isola in lungo e in largo, fornendo un efficientissimo servizio di collegamento, e uno spaventoso incubo per gli ignari turisti che li incrociano.

Seriamente, guidano su strade larghe una carreggiata e mezza che s’inerpicano in mezzo alla foresta, con tratti a strapiombo su vallate così fitte di alberi che paiono giungle amazoniche, come fossero al rally di Montecarlo in lizza per il podio. Ho provato l’ebrezza di un coast to coast a bordo di un bus che mi ha fatto guardare in faccia alla morte, quindi so di cosa parlo, da entrambi i punti di vista.

Ma lungo la costa (con la strada per lo più dritta) non avrete occhi che per le spiagge, i veri gioielli di quest’isola.

Per quel che riguarda il cibo, la cucina delle Seychelles soddisfa tutti i palati e i portafogli. I piatti sono per lo più creoli, moltissimo pesce e spezie, l’immancabile riso, verdura e frutta in abbondanza. Si mangia bene un po’ dovunque, dalla spiaggia al La scala, il miglior ristorante dell’isola, italiano. Si poteva dubitare? Comunque io vi consiglio di andare in fondo alla spiaggia di Beau Vallon, dove i Seychellesi si ritrovano la sera per mangiare e ascoltare musica raggae. Vi divertirete un mondo!


E ora passiamo al Tour dell’isola. Andando per ordine, come si conviene a una seria guida di viaggio, partiamo dall’isola principale Mahé e visitiamo Vittoria, la capitale. 

Dodici strade e due semafori, una cittadina con pochi palazzi alti al massimo quattro piani, un’aria indaffarata e attiva, ma pacifica.

Esempio.

Un fuoristrada si ferma in mezzo alla strada in pieno centro. Il baule si apre e scende una signora che con tutta calma sistema qualcosa nel bagagliaio. Siamo quasi a mezzo giorno e la coda di macchine si allunga sotto un sole implacabile. La signora soddisfatta chiude il portellone posteriore, risale in macchina e finalmente riparte. Nemmeno un colpo di clacson o un ma ti vuoi muovere, balorda? urlato con la bava alla bocca. L’avesse fatto a Milano, Roma, Parigi o dovunque al mondo l’avrebbero giustiziata sul posto.

In un clima pacifico e caldo, molto caldo, fatevi una passeggiata tra le vie del centro pedonale (un paio di isolati) e visitate il Sir Selwyn Selwyn Clark Market, costruito nel 1840 e ristrutturato nel 1999.

Pesce, frutta e verdura, per essere sintetici, a voler essere precisi pesce così fresco che ancora non ha perduto i colori tropicali, frutta esotica matura e profumata, bananitas di ogni grado di maturazione, mango e papaia rossi e verdi accatastati, ananas che profumano ancor prima di essere tagliati e verdure dal colore così intenso che potrebbero sembrare modificate. E poi spezie, cardamomo, chiodi di garofano, cannella, noce moscata, curry e vaniglia, una nuvola odorosa che vi segue, vi solletica le narici e la fantasia, l’odore dei mari dei Sud. Avventurieri e pirati, notti stellate e tempeste tropicali… lo so, ma il romanzo d’avventura è per me una dipendenza.

Al piano superiore troverete botteghe artigianali ottime per l’acquisto di souvenir particolari e un minuscolo ristorante dove non potete non fermarvi a bere un succo appena spremuto e mangiare pesce freschissimo, ça va sans dire.

Rifocillati, visitate il Vinayagar, i tempio indù costruito nel 1992.  Le figure scolpite al suo esterno, colori brillanti con particolari dettagliati e un po’ naif, lo fanno sembrare una scultura di marzapane.

Andate poi alla scoperta del cimitero di Bel Air, il sito storico più antico delle Seychelles, il primo luogo ufficiale di sepoltura sull’isola di Mahé che fu realizzato subito dopo la costituzione della colonia francese nel tardo XVIII secolo. Appena fuori dal centro vi troverete immersi in un luogo circondato dalla foresta e immerso nella pace.

Qui è sepolto l’uomo più alto del mondo, il gigante Nove Piedi Charles Dorothée Savy che fu avvelenato a 14 anni dai vicini terrorizzati dalla sua altezza.

Tornate in centro, cinque minuti di camminata in discesa, e arrivate al crocevia di Victoria dove troverete la torre dell’orologio, una replica in miniatura eretta nel 1903 della torre realizzata a Londra nel 1897 all’incrocio tra Vauxhall Bridge Road e Victoria Street, vicino alla stazione omonima.

A Victoria ci sono altri edifici governativi risalente al periodo coloniale che potrete ammirare passeggiando senza metà, tanto perdersi è praticamente impossibile.

E ora in spiaggia! E non avrete che l’imbarazzo della scelta. Le Seychelles sono famose per le distese di sabbia bianca all’ombra delle palme e lambite da acque calde e cristalline. Se è questo che sognate di trovare, ebbene, non rimarrete delusi.

Io e Luca le abbiamo girate tutte, ma non in tutte abbiamo nuotato perchè, talvolta, alcune  non sono balneabili causa correnti.

Usciti da Vittoria imboccate la statale, nome pretenzioso e urbano per una strada a due carreggiate affiancata da una spiaggia continua che cambia nome dopo ogni sperone di granito che si allunga nel azzurro del mare.

Superate il porto (a Praslin e a La Digue vi porto nella prossima puntata), passate il ponte che porta a Eden island che non è momento di shopping, lasciatevi alle spalle l’aeroporto, che anche se è una bella costruzione in stile coloniale lo rivedrete troppo presto, e puntate verso sud. Da qui in poi l’unico problema è scegliere dove fermarsi, marea permettendo.

Senza ombra di dubbio fate una sosta a Anse aux pins

Fate attenzione alla vostra destra all’insegna Takamaka, distilleria di rum. Meritata un visita la casa coloniale e il giardino con piante dalle dimensioni enormi. Ci sono anche due tartarugone, Taka e Maka, portafortuna della piantagione di canna da zucchero annessa. D’obbligo assaggiare il rum dalla varietà più blend aromatizzata a diversi frutti tropicali a quella classica o spicy, più secche e da intenditore. 

Curiosità. Durante il periodo delle festività natalizie alle Seychelles vige l’abitudine di bere un bicchiere di champagne. La prima volta che me lo offrirono il dialogo fu questo.

  • – Desidera un bicchiere di champage, madame?
  • Mi sale un sopracciglio a mezza fronte e rispondo: forse è un po’ presto.
  • La signora  ride divertita.
  • – No, davvero, è una tradizione dell’isola, deve provare.
  • E va bene, ci diciamo io e Luca, se è una tradizione, proviamo.

  • Ci si sente un po’ Marylin Monroe e Clark Gable a brindare di prima mattina.

Quindi, bicchiere di champagne alle 8, assaggio di rum alle 11 e poi fermatevi ad Anse Royale. Non ve ne pentirete.

Proseguite per Anse Balene e se la marea è bassa state a mollo con cappello e occhiali.

Poi scollinate e passate sulla costa est e seguite le indicazione per Anse Intendance, a mio parere la spiaggia più meritevole di tutte e quella che è rimasta quasi uguale in tutto a trent’anni fa. Praticamente incontaminata.

Tornate verso nord lungo la costa ovest, tenete d’occhio la sinistra e fermatevi a Baie Lazare che prende il nome dall’esploratore e navigatore Lazare Picault, sbarcato a Mahé in questo punto. 

Tappa ad Anse la Mouche, marea permettendo.

Proseguite fino a Grande Anse e fate attenzione ai cartelli. Qui è pericoloso fare il bagno, anche in giornate di calma piatta. Correnti e onde improvvise possono giocare brutti scherzi. 

E arrivate fino a Port Launay, una piccola conca protetta, perfetta nelle giornate di mare mosso. 

Nonostante in linea d’aria siamo a pochi chilometri da Beau Vallon a nord dell’isola e nostra base, non ci sono strade dirette, quindi si torna indietro qualche chilometro e si sale di nuovo in montagna. La strada s’inerpica su una cima lussureggiante che a tratti offre scorci mozzafiato sulla vallate e sull’oceano.

Fermatevi alla Tea Factory , fate un giro per il piccolo museo, osservate le donne alla lavoro nella fabbricazione dei sacchetti  e godetevi una tazza  di te alla vaniglia osservando un panorama spettacolare.

Proseguite verso Vittoria per qualche chilometro, vicino al punto più alto di Mahé che potete raggiungere in auto troverete sulla sinistra una strada sterrata  con l’indicazione Mission Lodge. Fermatevi assolutamente.

Qui ci sono le rovine della scuola costruita nel 19 ° secolo dalla London Missionary Society per prendersi cura dei bambini figli di schiavi dopo l’abolizione della schiavitù.

Proseguite per un viottolo tra tra vegetazione e arrivate davanti al Viewing Lodge, dove nel 1972 Elisabetta II bevve un te davanti a una vista che vi lascerà senza fiato. 

 

Terminata la visita, scendete a Vittoria, e risalite a nord per poi ridiscendere a Beau Vallon, la bella tra le belle.

Questa è senza dubbio da sempre la spiaggia più famosa di Mahé. Lunga un paio di chilometri e larga più di 30 metri, un giusto compromesso tra natura incontaminata e progresso. Troverete alberghi, ristoranti e la possibilità di praticare ogni tipo di sport acquatico, ma tutto ben nascosto da alberi rigogliosi, cosicchè a voi sembrerà di essere gli unici abitanti del paradiso.

E se ci fosse anche un tesoro?

Basta spostarsi verso ovest di poche centonaia di metri, nella baia successiva, e raggiungere la spiaggia di Bel Ombre dove il  più famoso tra i corsari delle Seychelles,  il francese Olivier Levasseur, meglio conosciuto come La Buse (La Poiana) che le leggende vogliono sepolto a Bel Ombre, abbia nascosto proprio qui il suo inestimabile tesoro.

Siamo al tramonto e in attesa di domani e della gita a Praslin e La Digue, Io e Luca ci riempiamo gli occhi dell’ultima luce prima che arrivino le stelle.

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