Il nuovo millennio ci ha abituato a uno shopping inimmaginabile per i nostri nonni, acquistiamo qualunque cosa con un semplice click del mouse o, più semplice ancora, con un touch sullo schermo dello smartphone.
Pensiamo ad Amazon, il primo tra tutti i negozi online, e alla sua fantasmagorica (non saprei quale altro termine usare) scelta di articoli.
Non mi sono mai chiesta chi fosse il precursore di Amazon, l’inventore dei grandi magazzini o, meglio, del commercio moderno. Ci sono realtà cui siamo abituati e difficilmente pensiamo a come potesse essere “prima”, e per prima intendo un centinaio di anni fa.
Sfogliando Storica, il mensile dedicato alla storia del National Geographic, ho trovato un bell’articolo di Maria Pilar Queral del Hierro che ha solleticato la mia curiosità.
La storia insegna che i cambiamenti sono sempre frutto di una rivoluzione, a volte sanguinosa, a volte pacifica, a volte industriale e altre scientifica. Va da sé che anche per quel che riguarda il commercio ci debba essere stata un’idea rivoluzionaria che ha sancito il punto di svolta.
Il primo passo fu, senza ombra di dubbio, fatto da un giovane visionario di nome Aristide Boucicaut.

Figlio di un cappellaio, nato e cresciuto a Bellême in Normandia, fece il venditore di cappelli fino a che si trasferì a Parigi nel 1829 e incominciò a lavorare in un bazar di nome Le Petit Saint Thomas.
Qui incontra la moglie Marguerite Guèrin che divenne la sua più valida e fidata collaboratrice.

Nel 1845, Aristide Boucicaut fu assunto come commesso in una “boutique de nouveautés” chiamata Le Bon Marché e da quel momento in poi il suo genio e la sua lungimiranza non trovarono ostacoli di sorta.

Lavorando sul campo, imparò trucchi e segreti del mestiere in prima persona, scoprì cosa volevano i clienti e trovò il modo di soddisfarli in ogni loro aspettativa. Con il benestare della proprietà ristrutturò lo stabile e organizzò l’interno in una serie di reparti, dove era esposto tutto ciò che un potenziale cliente desiderasse.
I grandi magazzini erano nati.
L’idea fu così geniale e remunerativa che nel 1852 entrò in società con i suoi precedenti datori di lavoro e 10 anni più tardi ne rilevò l’intera attività. Decise che era arrivato il momento di fare il grande balzo e realizzare l’idea rivoluzionaria che aveva in mente. Il suo negozio doveva essere bello e contenere opere d’arte, un luogo dove i clienti fossero a propio agio, un vero e proprio palazzo delle meraviglie.
Boucicaut non perse tempo e commissionò a Gustave Eiffel e a Louis Charles Boileau un nuovo e moderno stabilimento in ferro e vetro, secondo i canoni dell’estetica dell’epoca.


Il risultato fu stupefacente ed è visibile ancora oggi.

Il prototipo di un nuovo tipo di commercio destinato a un successo inimmaginabile a quelle’epoca era definitivamente nato e fu celebrato da Emile Zola nel suo Paradiso delle signore dove lo scrittore racconta, romanzandolo, l’avvento dei primi grandi magazzini a Parigi e ciò che ha causato economicamente e psicologicamente alla popolazione che prima acquistava dai piccoli artigiani.
Precisiamo che correva l’anno 1853, i commerci si svolgevano perlopiù in botteghe e avvenivano dopo lunghe, e talvolta poco piacevoli, contrattazioni. I nobili potevano scegliere comodamente da casa, ma anche loro erano sottoposti a una relativa scarsità di articoli. Per finire, i prezzi oscillavano come bandiere al vento.
Pensate quindi allo stupore che suscitò un grande magazzino dove si potevano comprare abiti, cappelli, ombrelli, guanti, borse e valigie, il tutto disponibile in varie misure e modelli.
Ma Aristide Boucicaut non fu solo un visionario del marketing, come provano le pubblicità sul giornale, i manifesti, l’invenzione dei saldi, delle vendite speciali, del prezzo fisso, della possibilità di reso e i cataloghi di vendita per corrispondenza.




Anche per quanto riguarda la gestione del personale, Boucicaut si dimostrò un visionario. I suoi circa 1790 dipendenti godevano di una serie di condizioni lavorative assolutamente inusuali per l’epoca. Sto parlando di congedo di maternità retribuito e indennità di malattia, regali in occasione delle nozze, incentivi a studiare le lingue per servire meglio i clienti stranieri e, per finire, abitazioni a disposizione dei dipendenti nelle stesse strutture dei magazzini.
Pensò perfino ai mariti o fidanzati che accompagnavano le signore a fare compere. All’interno del suo grande magazzino apri un caffè con sala di lettura dove gli uomini potevano distrarsi attendendo il termine degli acquisti. Ai bambini, invece, venivano offerti palloncini e caramelle, così avrebbero insistito con le madri per tornare a Le Bon Marché.

Le sue politiche e la sua formazione furono così incisive che gli altri grandi magazzini sorti a Parigi in quegli anni furono tutti opera di suoi ex dipendenti. Solo per citarne alcuni, le Galeries Lafayette e La Samaritaine che riaprirà proprio quest’anno. Come per Le Bon Marché, anche questi due grandi magazzini sono situati in costuzioni di art déco e art nouveau .
Senza immaginarlo, Boucicaut diede il via a una moda che ha lasciato ai posteri dei veri e propri giolielli architettonici.




A questo proposito non si può non citare Harrods a Londra. Aperto nel 1835 nel distretto di Stepney, era in origine un negozio di alimentari. Nel 1849 si trasferì a Knightsbridge e iniziò a crescere divenendo un grande centro commerciale prima e poi, seguendo la crescita sociale del quartiere, un grande magazzino di lusso.

Furono i fratelli Ferdinando e Luigi Bocconi ha portare i grandi magazzini a Milano. Nel 1877 affittarono l’Hotel Confortable e misero l’insegna Aux Villes d’Italie che, nel 1880, divenne Alle Città d’Italia. E indovinate un po’? Ci sono ancora e sono diventati La Rinascente.


In America, invece, nel 1872 nacquero i magazzini Bloomingdale’s e solo nel 1902 comparve Macy’s che, fin da allora si vanta di essere il negozio più grande del mondo.


A occhio non mi è sembrato, ma fidiamoci sulla parola.
Non mi resta che augurarvi buona vita come sempre e, visto l’argomento di oggi, buono shopping.
Se siete interessati all’articolo integrale “La rivoluzione dei grandi magazzini”, lo potete trovare su Storica National Geographic (n. 126) di agosto. Purtroppo online non c’è.

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