Buongiorno, siete pronti per una gita a Ravenna, un una città splendida?
Talvolta ci dimentichiamo di vivere nel paese più bello del mondo, il più ricco di storia, geograficamente benedetto da mari e montagna e con una cucina che farebbe resuscitare i morti!
Che sono nazionalista, patriottica e assolutamente faziosa ormai lo avrete capito, ma il tricolore mi scorre nel sangue e così oggi vi parlo di una delle sue città:

Ravenna – Piazza del popolo
… qui dove un’antica vita si screzia in una dolce ansietà d’Oriente.
Dora Markus, vv. 11-13
Eugenio Montale la definisce molto bene in poche parole, il sapore d’oriente qui è forte. L’influsso dell’impero romano d’oriente è intenso, come il profumo di spezie commerciate al bazar di Costantinopoli.
Le origini di Ravenna risalgono agli insediamenti lagunari prima etruschi e poi umbri, ma fu con l’impero romano che si sviluppò fino a diventare snodo e passaggio fra la cultura bizantina e quella romana.
Ravenna è stata tre volte capitale: dell’Impero romano d’Occidente (402-476), del Regno degli Ostrogoti (493-553) e dell’Esarcato bizantino (568-751).
Grazie a questo brillante passato, i suoi primi monumenti cristiani sono stati inseriti, dal 1996, nella lista dei siti italiani patrimonio dell’umanità dall’UNESCO e non sono pochi come potete vedere.
La basilica di San Vitale (prima metà del VI secolo)
Il mausoleo di Galla Placidia (prima metà del V secolo)
La Cappella Arcivescovile (500 circa)
La basilica di Sant’Apollinare Nuovo (inizio del VI secolo, con ridecorazione parziale nella seconda metà del VI secolo)
Il mausoleo di Teodorico (520 circa)
Il battistero degli Ariani (prima metà del VI secolo)
Il Battistero Neoniano (430 circa, decorato verso il 458)
La basilica di Sant’Apollinare in Classe (consacrata nel 549)
Bisognerebbe avere una settimana a disposizione per poter visitare bene Ravenna, avendo a disposizione un solo giorno, scegliete bene e… camminate!
Se volere un programmino già testato, non vi resta che leggere quanto segue.
Sant’Apollinare in Classe alle porte di Ravenna

Quando sono arrivata, la prima cosa che ho pensato che nell’anno ‘500 intorno alla basilica non doveva esserci assolutamente nulla, se non campagne e paludi. Non che ora ci sia molto. Fortunatamente hanno evitato la costruzione selvaggia, quindi non si fa fatica a immaginare come doveva essere a quei tempi.
Non entro in particolari architettonici, artistici o storici, vi lascio i link dove potrete soddisfare le vostre curiosità, io vi dico solo che incanta per la sua apparente semplicità, meraviglia per i mosaici che non hanno nulla da invidiare a quelli di Santa Sofia, Istanbul, ex impero romano d’oriente, e solleva lo spirito, forse per la luce morbida che si riflette sui muri bianchi.
Giudicate voi stessi dal video di Claudio Mortini con accompagnamento del Canone di Johann Pachelbel.
Dai mosaici di Sant’Apollinare in Classe e dalla tranquillità che regna lì (scolaresche a parte ?) ci si allontana mal volentieri. Si risale in auto e ci si sposta a Ravenna centro, dove vi aspetta una camminata tra la storia.
Tomba di Dante

Il sommo poeta non ebbe vita facile, esiliato dalla sua amata Firenze nel 1302, iniziò il suo girovagare per l’Italia ospitato come uomo di corte presso i Malaspina di Lunigiana, gli Scaligeri di Verona, i Da Camino di Treviso e i Da Polenta di Ravenna, fino al 1321, quando morì di febbri sulla strada per Venezia durante una missione diplomatica.


Anche da morto, però, le cose non gli andarono meglio. Nel corso dei secoli le sue mortali spoglie furono rivendicate e spostate diverse volte. Vennero nascoste e ritrovate solo nel 1865 per poi essere ricollocate nel tempietto fino al 1944, quando i frati del vicino convento decisero che fosse meglio occultarle. E lo fecero sotterrandole sotto un cumulo di terra nel piccolo giardino di fianco al mausoleo. Solo nel dicembre del 1945, finalmente, Dante Alighieri tornò nel suo sepolcro. Auguriamogli definitivamente.

Resi i dovuti omaggi al padre della Divina Commedia, facciamo un balzo indietro nel tempo, dal 1780 anno di costruzione della piccola cappella funeraria, torniamo nel V secolo, all’incirca nel 425…
Mausoleo di Galla Placidia

Innanzitutto due parole per dire chi era Galla Placidia. Nata nel 390 a Costantinopoli, figlia e nipote d’imperatori, finì sposa a Ataulfo, un reuccio barbaro, con cui ebbe un figlio morto poco dopo la nascita. Rimasta vedova, fu rispedita a Roma dove fu sposata a un valoroso generale romano, Costanzo, dal quale ebbe una figlia, Giusta Grata, e un maschio, Valentiniano.
Dal 423 sino alla morte, Galla diresse di fatto l’impero in un periodo terribile, tra guerre e invasioni, cercando di mettere un freno al disfacimento dello stato con la sua abilità diplomatica e la sua non comune capacità d’intrigare, nonché di sopperire all’imbelle inettitudine che il figlio, divenuto l’imperatore Valentiniano III, condivideva con tutti gli eredi maschi della sua casata.
Morì alla fine del 450, e fu sepolta a Roma, contrariamente a quanto si crede, nel Mausoleo Onoriano, che nel XVI secolo fu inglobato nel transetto meridionale della basilica di San Pietro.

Pianta dell’antica basilica di San Pietro in Vaticano; in alto a sinistra nell’immagine si vedono due edifici a pianta circolare annessi alla chiesa, dei quali quello più in alto è l’antico mausoleo di Onorio, divenuto poi, con la traslazione delle reliquie della «figlia» di San Pietro, la Rotonda di Santa Petronilla
di Tiberio Alfarano.
Il mausoleo di Galla Placidia è una tale meraviglia che, si dice, gli Americani si offrirono di comprarlo in cambio del saldo dei debiti di guerra dell’Italia. Ora, non so quanto la notizia sia attendibile, però posso affermare che, una volta entrati, il desiderio USA di possedere un monumento del genere è assolutamente comprensibile.
L’architettura non lascia nemmeno lontanamente presagire le delizie che nasconde al suo interno. Migliaia di minuscole tessere, dal blu zaffiro all’oro zecchino passando per tutte le sfumature del verde, sono assemblate in mosaici così precisi e ben congegnati che pare di essere in un mondo a sé, fatto di immagini semplici, colori vividi e luce calda che filtra dalle lastre di alabastro alle finestre.
E di nuovo il profumo dell’impero romano d’oriente è intenso, quasi stordisce.
Basilica di San Vitale

Nello stesso complesso dove si trova Galla Placidia, percorrete un viale che taglia un giardino ben curato ed entrate in un’altra delle meraviglie che solo in Italia possiamo trovare.
Niente navate, anche qui l’oriente la fa da padrone, un corpo centrale a pianta ottagonale, sormontato da una cupola e poggiante su otto pilastri e archi. Il tutto affrescato nel 1780. Fate qualche passo con il naso all’insù e voilà!

Siete di nuovo a Costantinopoli! Sorprendente, mi pare l’aggettivo giusto per definire San Vitale, un mix tra arte paleocristiana e bizantina, con un pizzico di barocco.



A questo punto avrete gli occhi pieni di bellezza e lo stomaco che ululerà per la fame.
Non potreste essere in un posto migliore. In Romagna, dovunque sceglierete di pranzare o avere un semplice spuntino, sarete accolti con calore e allegria e mangerete bene, molto bene. Troppo bene per chi fa attenzione alla linea.
Una volta rifocillati a dovere si riparte.
Battistero degli Ariani

Per prima cosa: chi erano gli Ariani? Non che venga in mente di confonderli con discorsi assurdi di supremazia razziale. Gli Ariani veri sono i seguaci dell’Arianesimo e Santa Wikipedia dice:
L’arianesimo è il nome con cui è conosciuta una dottrina cristologica elaborata dal presbitero, monaco e teologo cristiano Ario (256-336) condannata al primo concilio di Nicea nel 325. Sosteneva che la natura divina del Figlio fosse sostanzialmente inferiore a quella di Dio e che, pertanto, vi fu un tempo in cui il Verbo di Dio non era esistito e che dunque esso fosse stato soltanto creato in seguito.
Il battistero fu costruito durante il regno del re ostrogoto Teodorico che decise di far convivere pacificamente i Goti di culto ariano e i latini di culto ortodosso (dove il termine “ortodosso” si riferisce ai seguaci della dottrina canonica riconosciuta dalla Chiesa e dall’Impero romano d’Oriente), mantenendo le due popolazioni separate, il che comportò la distinzione dei rispettivi quartieri e la costruzione dei rispettivi edifici di culto in città.


Per par condicio, dopo gli Ariani visitiamo un altro battistero
Battistero Neoniano (o degli Ortodossi)

Come per gli Ariani, spendo due parole per gli Ortodossi.
Costoro sono i seguaci della Chiesa ortodossa, erede della cristianità dell’antico Impero romano, ridotto poi in quello chiamato dagli storici l’Impero bizantino. Essa ritiene che solo al proprio interno, quindi in via esclusiva, sussista la continuità della Chiesa universale fondata daGesù Cristo (proprio come lo ritiene, da parte sua, la Chiesa cattolica romana).
Il nome neoniano arriva dal vescovo Neone che ne fece proseguire la costruzione dopo il suo predecessore Orso.


Al suo interno, potete sedervi al fresco e ammirare il fonte battesimale circondato e sovrastato da splendidi mosaici. Ne gioverà sia il corpo che lo spirito.
Il tempo a nostra disposizione sta per scadere, abbiamo giusto il tempo di un’ultima visita.
Basilica di Sant’Apollinare Nuovo

Ormai dovremmo essere abituati alla alla bellezza di Ravenna, ma Sant’Apollinare Nuovo riserva altre sorprese. Non solo mosaci, ma anche un incantevole soffitto a cassettoni. Sarà che l’esterno è così semplice, ma tant’è che al suo interno rimarrete per l’ennesima volta a bocca aperta.




Tempo scaduto! È ora di risalire in macchina e partire alla volta di Rimini, alla scoperta del suo centro storico.
Buona vita a tutti
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